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Banca UE per la decarbonizzazione: come prepararsi

decarbonizzazione industriale

Autori

Mauro Bellini
Mauro Bellini

Direttore responsabile presso la casa editrice Nextwork360

  • La competitività industriale europea passerà sempre più dalla capacità di decarbonizzare processi e impianti.
  • I futuri finanziamenti premieranno progetti industriali completi, non singoli investimenti tecnologici.
  • Misurare emissioni, risultati economici e impatti diventerà un requisito per accedere alle risorse europee. 
  • La qualità del business case e della struttura finanziaria peserà quanto la componente tecnologica del progetto. 
  • La consulenza evolve: dall’individuazione degli incentivi alla progettazione strategica della trasformazione industriale.

Appare ormai sempre più evidente che la competitività dell’industria europea non dipenderà più esclusivamente dalla capacità di migliorare le performance di prodotti e processi di produzione, ma anche dalla velocità con cui le imprese sapranno ridurre le emissioni, migliorando al contempo la competitività. Questo principio base del Clean Industrial Deal si riflette nel nuovo rapporto tra politica industriale e investimenti con cui la Commissione Europea punta a sostenere concretamente progetti in grado di unire il raggiungimento di obiettivi climatici e creazione di valore economico. 

In questo contesto si inserisce la proposta dell’Industrial Decarbonisation Bank, una iniziativa che punta a mobilitare risorse pubbliche e private allo scopo di sostenere i progetti di trasformazione industriale che integrano grandi piani di decarbonizzazione. Pur non essendo ancora uno strumento operativo, la proposta consente già di abbracciare la direzione che seguiranno le future politiche europee, caratterizzate da una maggiore integrazione tra incentivi, strumenti finanziari e capacità delle imprese di unire riduzione delle emissioni, competitività e ritorno economico. 

Perché nasce la Banca Europea per la Decarbonizzazione Industriale

L’idea di una Industrial Decarbonisation Bank prende forma dalla consapevolezza che la transizione industriale europea necessita di investimenti senza precedenti e la sola disponibilità di incentivi pubblici non può essere sufficiente a sostenere la trasformazione degli impianti produttivi, l’elettrificazione dei processi, la cattura della CO₂, l’efficienza energetica e tutte le tecnologie necessarie per raggiungere gli obiettivi climatici europei.

Per questa ragione primariamente, la Commissione Europea, nell’ambito del Clean Industrial Deal presentato nel 2025, ha proposto la creazione di una banca espressamente dedicata alla decarbonizzazione industriale. Una proposta che non è oggi ancora di una banca operativa, ma che sta affrontando un percorso legislativo e finanziario. 

Dal Green Deal al Clean Industrial Deal: focus sulla competitività

Con il passaggio dal Green Deal al Clean Industrial Deal la Commissione UE ha voluto evidenziare un approccio più orientato alla competitività industriale. La Commissione riconosce di fatto che la transizione energetica può essere sostenibile solo se consente alle imprese europee di continuare a competere con le altre economie che stanno investendo massicciamente nella trasformazione industriale.

Competitività e decarbonizzazione sono due facce della stessa strategia: ridurre le emissioni significa diminuire la dipendenza energetica, aumentare l’efficienza produttiva, sviluppare nuove tecnologie e rafforzare le filiere industriali europee. La sostenibilità non viene quindi vista esclusivamente come un obbligo regolatorio, ma come un fattore di crescita economica, innovazione e resilienza industriale.

In questo senso l’Industrial Decarbonisation Bank non avrà l’obiettivo di finanziare semplicemente investimenti “green”, quanto di sostenere progetti in grado di rafforzare contemporaneamente competitività, autonomia strategica e riduzione delle emissioni.

I punti di riferimento UE per gli investimenti industriali

L’Industrial Decarbonisation Bank si inserisce in un ecosistema finanziario che la Commissione intende rendere più coordinato. Il primo riferimento è l’Innovation Fund, alimentato dai proventi del sistema ETS e destinato a finanziare tecnologie innovative per la decarbonizzazione industriale. Negli ultimi anni il fondo ha sostenuto numerosi progetti relativi all’idrogeno, alla cattura della CO₂, all’elettrificazione dei processi produttivi e alle energie rinnovabili.

Un secondo asse è rappresentato da InvestEU, il programma europeo che mobilita capitali pubblici e privati attraverso strumenti di garanzia destinati a facilitare gli investimenti strategici.

Un ruolo chiave è poi affidato all’EU ETS, ovvero al mercato europeo delle quote di emissione, che oltre a incentivare economicamente la riduzione della CO₂ attraverso il prezzo del carbonio, ha anche il compito di generare le risorse finanziarie che alimentano parte dei futuri investimenti europei nella transizione industriale.

Se tutto questo attiene sostanzialmente ai fondi pubblici, la Commissione guarda in modo sempre più concreto anche ai capitali privati con l’obiettivo di utilizzare le risorse europee come leva per moltiplicare gli investimenti complessivi.

La sfida di trasformare la sostenibilità in competitività

Uno dei principali obiettivi del Clean Industrial Deal consiste nel superare la tradizionale contrapposizione tra sostenibilità e crescita economica. La Commissione europea punta a creare le condizioni affinché gli investimenti ambientali possano generare anche una maggiore produttività, una riduzione dei costi energetici, nuove forme di innovazione tecnologica, nuovi modelli di business e naturalmente una maggiore resilienza industriale.

La banca europea per la decarbonizzazione ha per questo il compito di individuare e favorire quei progetti nei quali la riduzione delle emissioni costituisce soltanto uno degli effetti positivi di una trasformazione più ampia, capace di migliorare l’intera competitività dell’impresa. In altri termini, i progetti industriali non dovranno limitarsi a produrre benefici ambientali, ma dovranno dimostrare di rafforzare il posizionamento competitivo dell’azienda nel medio e lungo periodo.

Il nuovo ruolo dei finanziamenti: progettare, finanziare e misurare la trasformazione

Con questo tipo di approccio sta cambiando anche il concetto stesso di finanziamento pubblico. Se in passato molti strumenti erano orientati soprattutto al sostegno dell’investimento iniziale, adesso si punta a finanziare e a controllare l’intero percorso di trasformazione industriale: dalla progettazione tecnica alla realizzazione degli impianti, fino alla misurazione dei risultati ottenuti.

In questo scenario aumenta l’importanza della qualità della progettazione, della solidità del business case e di una serie di fattori come la capacità di misurare la riduzione delle emissioni, il miglioramento dell’efficienza energetica, il ritorno economico degli investimenti.

Come nel caso degli investimenti del mondo privato l’accesso ai finanziamenti sarà sempre più legato alla dimostrazione oggettiva e misurabile degli impatti generati, piuttosto che alla sola conformità ai requisiti amministrativi.

La convergenza di ETS, InvestEU e Industrial Decarbonisation Bank

Un altro aspetto distintivo dell’Industrial Decarbonisation Bank è rappresentato dalla volontà di dare vita a un sistema finanziario più integrato. L’ETS continuerà a mantenere il suo ruolo per generare le risorse economiche necessarie alla transizione industriale. L’Innovation Fund resterà uno dei principali strumenti di sostegno alle tecnologie innovative. InvestEU continuerà a mobilitare capitali pubblici e privati riducendo il rischio degli investimenti. Tutti strumenti strategici che hanno bisogno di un maggiore coordinamento proprio per facilitare l’accesso ai finanziamenti e per orientarli verso progetti industriali ad alto impatto.

Un acceleratore della trasformazione industriale

Il ruolo dell’Industrial Decarbonisation Bank si annuncia ben più rilevante rispetto a quello di un semplice fondo dedicato alla sostenibilità. Considerando l’obiettivo di accelerare gli investimenti industriali in settori strategici con elevati livelli di emissioni come acciaio, cemento, chimica, vetro, carta e ceramica si deve osservare che si tratta in tutti i casi di industrie caratterizzate da cicli produttivi complessi, fortemente energivori, per i quali la transizione non può essere affrontata esclusivamente attraverso contributi a fondo perduto o incentivi fiscali. Si tratta cioè di interventi che richiedono la ridefinizione delle politiche industriali basate su strumenti finanziari in grado di ridurre il rischio degli investimenti, di attrarre capitale privato e di accompagnare, appunto, progetti pluriennali. 

Da qui la necessità di creare un sistema finanziario in grado di sostenere trasformazioni industriali complesse, di stimolare e favorire lo sviluppo di tecnologie innovative, di aiutare la diffusione di soluzioni per l’efficienza energetica, l’elettrificazione, l’utilizzo di combustibili alternativi e per la digitalizzazione dei processi produttivi. 

Come funzionerà il nuovo meccanismo finanziario

L’Industrial Decarbonisation Bank dovrebbe coordinare diverse fonti di finanziamento europee e private. Le risorse provenienti dall’ETS, i fondi dell’Innovation Fund, le garanzie offerte da InvestEU e gli investimenti di banche e fondi privati che potranno concorrere alla realizzazione di un unico progetto industriale. Il contributo pubblico avrà l’obiettivo di ridurre il rischio percepito dagli investitori, favorendo interventi che oggi risultano difficili da finanziare esclusivamente con capitale privato. 

Un altro elemento destinato ad assumere crescente importanza riguarda la valutazione preventiva dei risultati attesi. I progetti dovranno dimostrare non solo la propria fattibilità tecnica, ma anche la capacità di generare benefici economici, ambientali e industriali misurabili lungo tutto il ciclo di vita dell’investimento.

Quali progetti avranno maggiori probabilità di essere sostenuti

L’orientamento della Commissione lascia intuire che saranno privilegiati gli investimenti capaci di produrre una significativa riduzione delle emissioni di CO₂, anche se questo elemento da solo non sarà sufficiente. Le iniziative dovranno dimostrare un impatto sulla competitività industriale, sulla resilienza produttiva e sulla capacità dell’Europa di rafforzare le proprie filiere strategiche. È ragionevole ipotizzare che saranno poi favoriti gli interventi in grado di integrare più tecnologie ovvero, per fare un esempio, di unire efficienza energetica, elettrificazione, digitalizzazione, recupero del calore, energie rinnovabili e sistemi di monitoraggio. Un altro tema strategico sarà rappresentato dalla scalabilità: la Commissione punta, infatti, a sostenere progetti che possano essere replicati in altri impianti, in altri settori industriali o in altri Paesi europei, moltiplicando così gli effetti degli investimenti iniziali.

Come cambia la logica degli incentivi

Negli ultimi anni gran parte degli incentivi era costruita attorno all’acquisto di tecnologie o alla realizzazione di singoli interventi. La nuova impostazione europea sembra invece orientarsi verso il finanziamento di programmi di trasformazione industriale completi. Non sarà quindi sufficiente installare un nuovo impianto o sostituire una macchina: le aziende dovranno dimostrare che quell’investimento rientra in una strategia complessiva capace di modificare il modello produttivo, ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica e rafforzare la competitività nel lungo periodo. Cambia quindi anche il ruolo delle imprese, chiamate non solo a richiedere incentivi, ma a costruire progetti industriali solidi, supportati da analisi economiche, dati tecnici, scenari finanziari e sistemi di misurazione dei risultati.

Dai contributi alle imprese agli investimenti sui progetti industriali

La Commissione europea sembra voler superare la logica del finanziamento basato prevalentemente sulla tipologia di impresa o sulla dimensione dell’investimento. L’attenzione si sposta progressivamente sulla qualità del progetto industriale. In pratica, non sarà tanto l’azienda a essere finanziata quanto il percorso di trasformazione che essa propone. Questo implica una maggiore integrazione tra aspetti tecnologici, economici, ambientali e finanziari. Ogni investimento dovrà essere inserito in una roadmap di medio-lungo periodo, con obiettivi chiari, indicatori di performance e risultati verificabili. Una simile impostazione favorisce le imprese capaci di pianificare la propria evoluzione industriale e rende meno efficace un approccio basato esclusivamente sulla ricerca dell’incentivo disponibile in un determinato momento.

Cosa chiede la Commissione Europea alle imprese per sostenere la transizione industriale

Il Clean Industrial Deal evidenzia alcuni elementi che dovrebbero caratterizzare i progetti destinati a ricevere sostegno. In primo luogo, è richiesta una riduzione misurabile delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici. In secondo luogo, il progetto deve contribuire al rafforzamento della competitività industriale europea, dimostrando di aumentare efficienza, produttività e capacità innovativa. Un altro criterio riguarda la scalabilità delle soluzioni proposte: la Commissione attribuisce particolare valore alle tecnologie replicabili e in grado di generare effetti positivi lungo l’intera filiera. Diventano inoltre fondamentali la qualità della governance del progetto, la solidità economico-finanziaria dell’investimento e la capacità di coinvolgere partner industriali, tecnologici e finanziari in una logica di collaborazione.

Il contesto di mercato, gli obiettivi economici, l’impatto sulla competitività

Uno degli elementi che differenziano il nuovo approccio europeo è l’attenzione al contesto competitivo nel quale opera l’impresa. Un progetto di decarbonizzazione non viene valutato esclusivamente per il suo contributo ambientale, ma anche per la capacità di rafforzare la posizione dell’azienda sul mercato. La Commissione considera sempre più importante comprendere in che modo l’investimento contribuirà a ridurre i costi operativi, migliorare la sicurezza energetica, aumentare la qualità dei prodotti, favorire l’innovazione e creare nuove opportunità di crescita. In questo senso la competitività diventa uno degli indicatori fondamentali del successo della transizione industriale, affiancando gli obiettivi climatici tradizionali.

Prospettive relative al ROI e alla rendicontazione di sostenibilità

La valutazione economica degli investimenti assumerà un ruolo centrale. Le imprese saranno chiamate a dimostrare non solo la sostenibilità finanziaria del progetto, ma anche la sua capacità di generare valore nel tempo. Indicatori come ROI, tempi di ritorno dell’investimento, riduzione dei costi energetici, incremento della produttività e benefici ambientali saranno sempre più integrati nelle valutazioni. Parallelamente cresce l’importanza della rendicontazione di sostenibilità, che diventa uno strumento per dimostrare la credibilità del percorso di trasformazione e fornire agli investitori dati affidabili sugli impatti raggiunti.

La misurazione e la rendicontazione come elementi di accesso ai finanziamenti

La disponibilità di dati affidabili rappresenterà uno dei principali fattori di accesso ai finanziamenti. Le imprese dovranno dotarsi di sistemi capaci di monitorare consumi energetici, emissioni, prestazioni ambientali ed effetti economici degli investimenti. La semplice conformità normativa non sarà più sufficiente: sarà necessario dimostrare con evidenze quantitative che gli obiettivi dichiarati vengono effettivamente raggiunti. La rendicontazione diventa quindi parte integrante della strategia finanziaria dell’impresa. Misurare significa poter confrontare risultati, correggere eventuali criticità e fornire agli investitori le informazioni necessarie per valutare la solidità del progetto.

Perché è importante costruire una struttura finanziaria completa del progetto

Uno dei messaggi più importanti del Clean Industrial Deal è che la capacità di ottenere finanziamenti dipenderà sempre meno dalla disponibilità di un singolo incentivo e sempre più dalla qualità della struttura finanziaria complessiva del progetto. La trasformazione industriale richiede infatti investimenti di dimensioni tali da rendere difficile il ricorso a un’unica fonte di finanziamento. Per questo motivo la Commissione europea punta a favorire modelli nei quali risorse comunitarie, strumenti nazionali, capitale privato e finanziamenti bancari operino in maniera complementare. L’impresa dovrà quindi progettare un piano economico-finanziario che dimostri la sostenibilità dell’investimento lungo tutto il suo ciclo di vita, individuando le diverse fonti di copertura e la sequenza temporale dei finanziamenti. Una progettazione accurata consente inoltre di ridurre il rischio percepito dagli investitori, aumentare la credibilità del progetto e migliorare le probabilità di accesso ai futuri strumenti europei. 

Il dettaglio delle fonti di finanziamento: fondi europei, incentivi nazionali e capitale privato

La costruzione di un progetto finanziabile richiede oggi una conoscenza approfondita dell’intero ecosistema degli strumenti disponibili. Le imprese devono valutare la possibilità di combinare programmi europei come Innovation Fund, InvestEU, fondi strutturali, strumenti gestiti dalla Banca Europea per gli Investimenti, risorse derivanti dal sistema ETS e, in prospettiva, le opportunità offerte dalla futura Industrial Decarbonisation Bank. 

A queste si affiancano gli incentivi nazionali dedicati all’efficienza energetica, alla decarbonizzazione, all’innovazione e alla ricerca industriale, oltre ai contratti di sviluppo e ad altri strumenti regionali. Un ruolo crescente sarà svolto anche dal capitale privato, attraverso banche commerciali, fondi infrastrutturali, fondi di private equity e strumenti di finanza sostenibile. La vera capacità progettuale consiste nell’integrare queste fonti evitando sovrapposizioni, massimizzando l’effetto leva delle risorse pubbliche e costruendo un equilibrio finanziario coerente con la durata e la complessità dell’investimento.

Dalla consulenza sugli incentivi alla consulenza strategica

L’evoluzione delle politiche europee modifica profondamente anche il ruolo della consulenza. Per molti anni il supporto alle imprese si è concentrato prevalentemente sull’individuazione dei bandi disponibili e sulla predisposizione della documentazione necessaria per partecipare alle procedure di finanziamento. Oggi questo approccio non è più sufficiente. La crescente complessità dei progetti industriali richiede competenze multidisciplinari capaci di integrare aspetti tecnologici, economici, finanziari, fiscali e normativi. 

La consulenza diventa quindi uno strumento di pianificazione strategica che accompagna l’impresa nella definizione degli investimenti, nella valutazione delle tecnologie, nella costruzione del business case, nella predisposizione del piano finanziario e nella misurazione degli impatti. L’obiettivo non consiste semplicemente nell’ottenere un contributo economico, ma nel costruire un progetto capace di generare valore nel tempo e di soddisfare i criteri richiesti dai futuri strumenti europei di sostegno alla decarbonizzazione industriale.

Integrare innovazione, sostenibilità, fiscalità e finanza

Le imprese sono chiamate a gestire contemporaneamente una molteplicità di variabili. La scelta delle tecnologie deve essere coerente con gli obiettivi di riduzione delle emissioni, ma anche con il ritorno economico dell’investimento e con la normativa europea in materia di aiuti di Stato, tassonomia, rendicontazione di sostenibilità e mercato del carbonio. 

Parallelamente è necessario valutare gli effetti fiscali degli investimenti, le modalità di ammortamento, le opportunità offerte dai crediti d’imposta e gli strumenti di finanza agevolata disponibili. Nessuna di queste componenti può più essere affrontata separatamente. 

La competitività dei progetti dipenderà proprio dalla capacità di integrare innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale, pianificazione finanziaria e strategia industriale in un’unica visione, capace di rispondere contemporaneamente alle esigenze dell’impresa e agli obiettivi delle politiche europee.

Le competenze per creare un progetto finanziabile

La selettività degli strumenti europei implica un aumento delle competenze coinvolte nella sua gestione. Le imprese sono chiamate a creare team multidisciplinari oppure affidarsi a partner esterni in grado di affrontare contemporaneamente aspetti tecnici, industriali, economici, finanziari e normativi. 

Una delle competenze di riferimento è rappresentata dall’analisi tecnica e industriale, indispensabile per valutare le tecnologie disponibili, stimare i benefici energetici, definire la roadmap di implementazione e quantificare la riduzione delle emissioni. Occorre, poi, aggiungere solide competenze economico-finanziarie, necessarie per costruire business plan credibili, per valutare il ritorno degli investimenti, per definire la struttura finanziaria e non ultimo per dimostrare la sostenibilità economica del progetto. 

Considerando l’importanza fondamentale della misurazione e della rendicontazione è necessario contare sulla capacità di misurare impatti e risultati attraverso sistemi affidabili di monitoraggio e indicatori di performance. La disponibilità di dati verificabili deve essere considerata come una parte integrante della qualità progettuale e come un fattore in grado di influenzare direttamente l’accesso ai futuri finanziamenti. In altre parole, la competitività dipende certamente dalla capacità di innovare, ma deve essere strettamente legata alla capacità di progettare, dimostrare e misurare il valore generato dagli investimenti.

FAQ

Non necessariamente. Dall’impostazione del Clean Industrial Deal emerge che saranno favoriti progetti capaci di dimostrare contemporaneamente riduzione delle emissioni, miglioramento della competitività, solidità economica e possibilità di replicare il modello in altri contesti industriali. 

È il momento di strutturare una roadmap di trasformazione, definire indicatori misurabili, raccogliere dati energetici e costruire business case solidi. Queste attività rappresentano già oggi le basi richieste dal nuovo approccio europeo ai finanziamenti. 

Perché l’accesso ai futuri strumenti di sostegno sarà sempre più legato alla capacità di dimostrare con dati verificabili la riduzione delle emissioni, i benefici economici e il ritorno degli investimenti, non soltanto alla conformità amministrativa del progetto. 

Sempre meno. La logica europea si orienta verso la valutazione della qualità complessiva del progetto industriale, della sua sostenibilità economica e della capacità di integrare innovazione, decarbonizzazione e competitività in una strategia di medio-lungo periodo. 

I progetti di trasformazione industriale richiedono investimenti rilevanti che difficilmente possono essere sostenuti da un unico incentivo. La capacità di combinare fondi europei, strumenti nazionali, capitale privato e finanza bancaria rappresenterà uno dei principali fattori di successo nell’accesso alle future opportunità.

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