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Fine della franchigia doganale: cosa cambia davvero per le imprese

fine della franchigia doganale

Autori

Andrea Spagnoli

Tax Lawyer | VAT & Fiscal Expert

L’eliminazione della soglia di 150 euro e le prime indicazioni operative dell’ADM impongono una revisione dei processi doganali, logistici e commerciali.

Dal 1° luglio 2026 è entrata in vigore una delle più importanti modifiche degli ultimi anni per il commercio internazionale e l’e-commerce. In attuazione del Regolamento (UE) 2026/382 del Consiglio, che ha modificato il regime unionale delle franchigie doganali previsto dal Regolamento (CE) n. 1186/2009, è stata eliminata la franchigia daziaria applicabile alle spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro provenienti da Paesi terzi. Contestualmente è stato introdotto, quale misura transitoria fino al 1° luglio 2028, un dazio forfettario di 3 euro per le spedizioni di modico valore, destinato ad accompagnare il passaggio verso il nuovo sistema doganale europeo.

L’intervento nasce dall’esigenza di adeguare il sistema doganale alla crescita esponenziale delle vendite online, contrastare fenomeni di sottovalutazione delle merci e garantire condizioni di concorrenza più equilibrate tra operatori europei ed extra-UE. Tuttavia, la soppressione della franchigia rappresenta solo uno dei tasselli della più ampia riforma del sistema doganale europeo, orientata a una maggiore digitalizzazione delle procedure, a un utilizzo sempre più esteso dei dati e a un rafforzamento delle responsabilità degli operatori economici. Le prime indicazioni operative dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli confermano che il cambiamento non riguarda esclusivamente il pagamento di un nuovo diritto doganale, ma coinvolge l’intera organizzazione dei processi di importazione.

Il nuovo scenario per importazioni e supply chain

Per molte imprese il nuovo importo rappresenta l’aspetto più immediatamente visibile della riforma. In realtà, il principale impatto riguarda la gestione operativa della supply chain. Le nuove regole richiedono infatti di riesaminare la classificazione doganale dei prodotti, la composizione delle spedizioni, i modelli distributivi, i regimi IVA applicabili alle vendite a distanza, i sistemi dichiarativi e l’aggiornamento dei software gestionali. Le istruzioni emanate dall’ADM affrontano proprio questi aspetti, chiarendo le modalità operative del nuovo regime e confermando come la compliance doganale diventi sempre più un processo integrato con l’organizzazione aziendale. Procedure non aggiornate, flussi informatici non adeguati o una non corretta gestione delle responsabilità possono tradursi in ritardi operativi, maggiori costi e incremento del rischio di contestazioni.

Come adeguare processi doganali, logistica ed ERP alle nuove regole sulle importazioni

L’entrata in vigore della riforma rappresenta un’occasione per valutare se gli attuali processi doganali e logistici siano ancora adeguati al nuovo contesto. Un assessment mirato consente di verificare la correttezza della classificazione doganale dei prodotti, l’allineamento di ERP e sistemi dichiarativi alle nuove regole, l’efficienza dei flussi logistici e l’effettivo impatto economico della riforma sui margini aziendali. In molti casi, questa analisi permette non solo di ridurre i rischi di compliance, ma anche di individuare opportunità di ottimizzazione dei costi e di efficientamento della supply chain.

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