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Origine preferenziale: la digitalizzazione diventa un requisito strategico per le imprese

origine preferenziale

Autori

Andrea Spagnoli

Tax Lawyer | VAT & Fiscal Expert

Il Regolamento UE 2026/1183 accelera la trasformazione dei processi doganali

L’origine preferenziale rappresenta uno degli strumenti più importanti a disposizione delle imprese che operano sui mercati internazionali. La possibilità di beneficiare di dazi ridotti o azzerati nell’ambito degli accordi di libero scambio può infatti incidere in modo significativo sulla competitività dei prodotti e sulla sostenibilità economica delle operazioni commerciali.

Con il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1183, la Commissione europea ha avviato un processo di revisione delle procedure legate all’origine preferenziale delle merci, introducendo una serie di misure orientate alla semplificazione, alla standardizzazione e soprattutto alla digitalizzazione dei processi. Tra le principali novità figurano il rafforzamento del sistema REX (Registered Exporter System), la revisione delle dichiarazioni del fornitore e l’introduzione del sistema europeo e-PoC (electronic Proof of Origin Certificates), destinato a sostituire progressivamente la gestione cartacea delle prove di origine.

La digitalizzazione dell’origine preferenziale richiede un nuovo approccio organizzativo

Ad una prima lettura, il nuovo regolamento potrebbe apparire come un semplice aggiornamento procedurale. In realtà, le novità introdotte incidono direttamente sul modo in cui le imprese raccolgono, gestiscono e conservano le informazioni necessarie per dimostrare l’origine preferenziale dei propri prodotti.

L’ottenimento del beneficio daziario dipende infatti dalla capacità dell’azienda di ricostruire correttamente l’intera catena informativa che supporta la dichiarazione di origine. Ciò richiede il coinvolgimento di diverse funzioni aziendali, tra cui acquisti, logistica, produzione, amministrazione e commercio estero. La progressiva digitalizzazione delle procedure rende pertanto necessario disporre di dati affidabili, processi strutturati e sistemi di controllo in grado di garantire la coerenza delle informazioni lungo tutta la supply chain.

La tutela dei benefici tariffari dipende dalla solidità dei processi aziendali

Molte imprese tendono a concentrarsi sull’aspetto formale delle prove di origine, sottovalutando le conseguenze che possono derivare da una gestione incompleta o non adeguatamente documentata del processo.

Laddove non sia possibile dimostrare correttamente l’origine preferenziale delle merci, il rischio non è soltanto quello di affrontare verifiche da parte delle autorità doganali, ma anche di perdere il beneficio tariffario riconosciuto dagli accordi commerciali internazionali. In alcuni casi, ciò può tradursi in recuperi daziari, contestazioni ai clienti esteri, ritardi operativi e criticità nei rapporti commerciali.

La crescente integrazione tra sistemi informatici e controlli doganali rende inoltre sempre più importante la qualità delle informazioni che alimentano le dichiarazioni di origine e le attestazioni rilasciate dagli operatori economici.

Governare l’origine preferenziale significa coinvolgere l’intera organizzazione

Le novità introdotte dal Regolamento 2026/1183 confermano una tendenza ormai evidente, l’origine preferenziale non può più essere considerata un’attività isolata gestita esclusivamente dall’ufficio spedizioni o dal reparto export.

Sempre più spesso essa rappresenta un processo trasversale che coinvolge l’intera organizzazione aziendale e che richiede un approccio strutturato alla governance dei dati, alla gestione documentale e alla compliance doganale. La corretta raccolta delle dichiarazioni dei fornitori, la gestione delle informazioni relative ai componenti, la verifica delle regole di origine applicabili e il monitoraggio delle evidenze documentali diventano elementi essenziali per garantire continuità operativa e certezza nell’accesso ai benefici tariffari.

Le nuove regole europee accelerano la transizione verso le dogane digitali

La riforma introdotta dal Regolamento UE 2026/1183 rappresenta un ulteriore passo verso un sistema doganale europeo sempre più digitalizzato, interconnesso e basato sulla qualità dei dati. Le imprese che inizieranno fin da ora a valutare l’adeguatezza dei propri processi potranno affrontare con maggiore serenità la transizione verso i nuovi strumenti digitali e ridurre il rischio di criticità future.

In questo scenario, la capacità di gestire correttamente l’origine preferenziale non rappresenta soltanto un adempimento normativo, ma diventa un fattore strategico per proteggere i vantaggi competitivi derivanti dagli accordi commerciali internazionali e rafforzare l’affidabilità della propria supply chain.

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