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Piano Transizione 5.0: cosa succede alle imprese che non hanno ottenuto i fondi richiesti?

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transizione 5.0

Autori

monica de curtis
Monica De Curtis

Key Account Manager

Oltre 7.400 imprese in lista d’attesa, le cosiddette “esodate”, stanno per ricevere dal GSE la comunicazione definitiva sull’entità del credito d’imposta spettante. Un’attesa durata mesi, che dopo diversi interventi normativi volge finalmente al termine.

Chi sono gli “esodati”?

Partiamo dall’inizio: chi sono gli “esodati”?
Il Piano Transizione 5.0 è stato istituito dall’art. 38 del DL 19/2024, con una dotazione di 6,3 miliardi di euro finanziati attraverso il PNRR, per sostenere gli investimenti in digitalizzazione e risparmio energetico con aliquote di credito d’imposta fino al 45%.
Il 7 novembre 2025 le risorse disponibili sono state dichiarate esaurite: le aziende che caricavano la domanda da quel momento sono state inserite in una lista d’attesa.
Il DL 175/2025 ha poi fissato al 27 novembre il termine ultimo per le comunicazioni preventive, introducendo il vincolo di esclusività tra Transizione 5.0 e Transizione 4.0 per i medesimi beni.
Le imprese rimaste fuori — oltre 7.400 — sono diventate le cosiddette “esodate”.

 

Il DL 38/2026: 537 milioni di euro stanziati

Nonostante la Legge di Bilancio 2026 avesse configurato un rifinanziamento quasi integrale della misura, il DL 38/2026 di fine marzo ha fissato la percentuale del credito riconosciuto agli esodati al solo 35% del credito originariamente richiesto.
Sono inoltre rimasti esclusi dal computo gli investimenti in fonti rinnovabili e sistemi di gestione dell’energia, spesso centrali nei progetti 5.0.
La copertura stanziata è stata pari a € 537 milioni, a fronte di 1,65 miliardi di crediti richiesti.
La reazione delle associazioni di imprese è stata immediata, ed ha portato all’apertura urgente di un tavolo col Ministero, da cui è scaturito un deciso cambio di rotta.

 

Il DL 42/2026: risorse aumentate e credito riconosciuto all’89,77%

Con il DL 42/2026 le risorse salgono infatti da 537 milioni a 1,3 miliardi e la percentuale di credito riconosciuta passa al 89,77%.
Ulteriori 200 milioni aggiuntivi vengono messi a disposizione dal MIMIT, portando lo stanziamento complessivo per gli esodati a 1,5 miliardi, per un totale di risorse dedicate all’intero Piano di 4,25 miliardi — a fronte di un fabbisogno stimato di circa 4,40 miliardi.

 

Cosa succede ora alle imprese in lista d’attesa?

Entro il 30 aprile 2026 il GSE comunicherà ufficialmente alle imprese l’importo del beneficio maturato. Il credito sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite F24.
Il credito non concorre alla formazione del reddito né alla base imponibile IRAP.
La vicenda degli “esodati” si avvia quindi verso una chiusura sostanzialmente positiva: le imprese in lista d’attesa recupereranno quasi integralmente il credito richiesto.

 

Cosa insegna questa vicenda: l’importanza della consulenza in finanza agevolata

Ciò che emerge con chiarezza da questa vicenda va oltre il caso specifico: la finanza agevolata è per sua natura un terreno in continua evoluzione, fatto di provvedimenti che si stratificano, scadenze ravvicinate e dotazioni finanziarie che possono esaurirsi senza preavviso.
Orientarsi in autonomia diventa progressivamente più difficile, e il costo degli errori — o semplicemente dell’informazione tardiva — può essere molto alto.
Il ruolo del professionista di finanza agevolata è proprio questo: monitorare costantemente il quadro normativo, anticipare i rischi prima che si verifichino e guidare l’impresa nelle scelte strategiche, affinché ogni opportunità di agevolazione si traduca in un beneficio concreto e tutelato.

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