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E-Commerce: un’opportunità da cogliere, ma occorre conoscere le regole del gioco

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E-Commerce: un’opportunità da cogliere, ma occorre conoscere le regole del gioco
Le opinioni dei nostri esperti
Giugno 5, 2017

Oltre una certa soglia di vendite, le aziende italiane sono tenute al versamento dell’IVA nel Paese estero di destinazione del prodotto venduto

Negli ultimi anni anche nel nostro Paese l’acquisto on line si sta espandendo con numeri interessanti. Oggi, l’e-commerce dedicato al pubblico consumer, in Italia ha un giro d’affari pari a 20 miliardi di euro (dato 2016, fonte Osservatorio E-Commerce B2c Politecnico di Milano-Netcomm). 16 mila sono le aziende impegnate nel commercio elettronico (si stima saranno 50 mila nel 2025). Un italiano su due è già connesso a Internet, da più device. 

Un’opportunità sempre più sfruttata

L’e-commerce è lo strumento ideale per internazionalizzare il business e vendere prodotti e servizi italiani all’estero: proprio per questo, l’Export è cresciuto nel 2016 del 17%, superando i 3,4 miliardi di euro. L’abbigliamento, in particolare, vale il 36% delle esportazioni on line ed effettua il 42% delle vendite fuori dall’Italia.

Sino a qualche anno fa, l’idea di avere un canale digitale per la vendita era appannaggio solo di grandi aziende, specie nel segmento Fashion: negli ultimi anni invece anche aziende che raggiungono un fatturato sui 10 milioni di euro hanno iniziato ad attrezzarsi per la vendita on line. I motivi sono semplici: impostare l’apertura di uno store fisico, di proprietà o in franchising, in Italia o in un altro Paese, comporta una serie di costi importanti. Oggi molte realtà preferiscono mantenere “flagship store” o corner in punti strategici di città rilevanti, e poi scelgono di raggiungere il consumatore in modo virtuale, fornendogli un canale aperto 24 ore al giorno, sette giorni su sette, in grado di garantire tempi rapidi di spedizione, nonché la possibilità del reso.

Le diverse opzioni da scegliere

Nel momento in cui un brand decide di posizionarsi con la vendita on line, può farlo in vari modi: costruirsi un canale “personale”, dunque vendere direttamente attraverso una propria piattaforma, curando direttamente la logistica, oppure affidarsi a partner esterni (siti di e-commerce mono o multi-brand) ai quali delegare le attività complementari alla vendita. 

Nello scegliere tra le varie modalità di approccio al canale e-commerce, l’azienda dovrà tenere conto due aspetti fondamentali: il primo fiscale, il secondo di immagine.

Per quanto riguarda l’aspetto fiscale è importante che l’azienda italiana, che decide di vendere attraverso una propria piattaforma sul mercato europeo, sia pronta a gestire il processo di commercializzazione del prodotto dal mercato italiano a quello estero, e sia in grado di adeguarsi alla compliance dei diversi Paesi europei a cui si rivolge. Allo stesso tempo avrà un vantaggio relativo alla brand awareness: infatti operare con una propria piattaforma aiuta a preservare, nei confronti del cliente finale, il proprio brand, elemento importante specie nell’ambito del lusso, dove solo il fatto di inviare al cliente la fattura e il packaging con il proprio brand diventa un fattore determinante.

Affidandosi invece a una piattaforma esterna, specialmente se multi-brand, gli adempimenti fiscali potrebbero essere a carico del partner e-commerce. Sarà quindi il partner che comprerà dall’azienda italiana il bene, che verrà poi venduto a livello comunitario, a dover controllare i processi di adeguamento alle normative vigenti. In questo caso però l’azienda perde parte del suo processo di brand awareness, in quanto la fattura e il packaging inviati al cliente porteranno il brand della piattaforma e-commerce, e non del prodotto acquistato.

In entrambe le situazioni, le aziende non devono perdere di vista il loro obiettivo: accontentare un consumatore che si aspetta tempi veloci e un servizio preciso.

Tra le possibilità che le aziende hanno per posizionarsi nella vendita on line esiste anche quella delle boutique presenti fisicamente sul territorio, che decidono di aderire a un canale di e-shopping, dal quale il consumatore può acquistare i prodotti dei diversi brand presenti negli store. 

Quale sia la modalità scelta dalle aziende, il mix di fisico e virtuale è comunque destinato a permanere, perché il marketing sensoriale ed emozionale deve essere un’opportunità da lasciare al consumatore, una “second choice” che egli può decidere di sfruttare.

Non bisogna dimenticare la compliance fiscale

Sempre più aziende italiane stanno cercando di sviluppare il canale e-commerce per colmare il gap che ci separa da altri Paesi europei, Nord Europa in primis. Come Ayming stiamo notando impegno da parte delle imprese, nonché una maggiore preparazione sul tema. Il supporto di un consulente diventa essenziale nel momento in cui il fatturato di vendita attraverso l’e-commerce supera le soglie stabilite dai Paesi esteri, ed è quindi obbligatorio adeguarsi a livello normativo agli adempimenti per il versamento dell’IVA

L’esperienza che l’azienda acquisisce con la vendita sul mercato italiano è preziosa, ma spesso non basta a mantenersi aggiornata sulle diverse regole del mercato globale, che sono molteplici e in continua evoluzione, e questo vale per società di ogni dimensione.

Un’azienda decide di aprire il proprio canale di vendita anche all’estero, e la scelta risulta vincente, tanto che i manager si accorgono che, in diversi Paesi, viene superata la soglia di fatturato che prevede il versamento dell’IVA in loco, anziché nel Paese in cui l’azienda risiede. Peccato che non esista un’unica soglia cui fare riferimento – suggerita in 100 mila euro di volume dall’Unione Europea – dato che i singoli Paesi possono modificare il valore anche a 35 mila euro. Come seguire le normative dei diversi Paesi ed effettuare il versamento locale? Come fare le dichiarazioni di IVA? E se fosse conveniente versare in un certo Paese l’IVA, dato che l’aliquota è più vantaggiosa? O se si scoprisse che certi prodotti, in certi Paesi, non sono soggetti a IVA? Il pagamento dell’IVA all’estero, di per sé, non è complesso, ma complesso diventa gestire le pratiche relative a questo adempimento, che sono moltiplicate per i numeri di Paesi in cui l’azienda vende tramite l’e-commerce.  

Da qui il ruolo del consulente che ha il know-how per ottenere la partita IVA in tempi brevi, per occuparsi di tutto il VAT Management (apertura della posizione, dichiarazioni IVA e pagamento dell’IVA locale, eventuali Intrastat, ecc.) e per essere di supporto ai commercialisti italiani, che spesso hanno difficoltà a seguire le normative per tutti i Paesi in cui il canale e-commerce è attivo. 

Strategico è inoltre avere un unico interlocutore per gestire gli adempimenti che possono essere assolti dall’Italia, quelli che devono essere svolti presso il Paese in cui è necessario versare l’IVA (se la normativa per esempio richiede che il Tax Advisor sia residente) e le criticità che si possono presentare, come i chiarimenti richiesti dalle amministrazioni locali e i mini audit. Grazie a questo approccio le aziende vengono “liberate” dalle preoccupazioni burocratiche per concentrarsi sul proprio business e sul “consumatore finale”.

 

di Paola Casoni – Director Finance & Innovation

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