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Matteo Trotti, Impact Manager di D-Orbit: Dalla terra allo spazio per ridurre l’inquinamento

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Matteo Trotti, Impact Manager di D-Orbit: Dalla terra allo spazio per ridurre l’inquinamento
Le opinioni dei nostri esperti
Marzo 27, 2018

Il modello di business sostenibile a 360 gradi, certificato B Corp

Rispondere alle esigenze di una società che guarda sempre più al rispetto dell’ambiente e alla riduzione di rifiuti e detriti, creando un business trasparente e sostenibile sia all’interno sia all’esterno della propria azienda. L’italiana D-Orbit ha però fatto un passo in più. Ha oltrepassato le barriere dell’atmosfera ed è andata letteralmente in orbita, con una gamma di soluzioni tecnologiche pensate per il recupero dei satelliti a fine vita, il così detto decommissioning. Grazie a dispositivi installati sui satelliti questi vengono rimossi in modo sicuro e controllato al termine della propria vita operativa, per riportarli sulla terra, evitando così di far diventare il satellite “spazzatura spaziale”.

Il messaggio di D-Orbit è chiaro: è possibile operare nello spazio evitando di lasciare pericolosa immondizia, ed è possibile farlo sviluppando prodotti e servizi con un approccio totalmente sostenibile. Un modello di business che ha naturalmente portato D-Orbit a diventare una Società Benefit prima e a ottenere la certificazione B Corp dopo.

 

Una “trasformazione” aziendale al passo con i tempi

La scelta di D-Orbit di entrare nel panorama delle B Corp è stata non solo uno sviluppo quasi scontato, ma anche il riflesso di ciò che il contesto socioeconomico richiede alle aziende a seguito dei numerosi cambiamenti a cui stiamo assistendo, in termini di sicurezza e benessere ambientale. “Il tema della sostenibilità è quanto mai attuale e aziende, enti e istituzioni sono sempre di più chiamati a rispondere con programmi che guardino al rispetto dell’ambiente e alla salute dei cittadini – spiega Matteo Trotti, Impact Manager di D-Orbit – L’Accordo di Parigi sul clima ne è un chiaro esempio. Noi, come altri Paesi, abbiamo preso un impegno, e ora dobbiamo agire in accordo con quanto deciso, partendo dai vertici governativi fino al singolo imprenditore della piccola azienda”. 

In D-Orbit questa volontà di impegnarsi concretamente per il benessere del pianeta è stata chiara sin dall’inizio ed è stata condivisa a tutti i livelli aziendali, dal Top Management al singolo dipendente. Per l’azienda fare business, infatti, non riguarda solo l’aspetto del profitto economico, la mission con cui è nata e quella di preservare le condizioni dello spazio e di offrire un prodotto sviluppato con criteri di sostenibilità. Merito anche della lunga esperienza sul campo del CEO Luca Rossettini, ingegnere aerospaziale che, dopo aver lavorato alla NASA, ha deciso di tornare in Italia e di fondare nel 2011 D-Orbit. 

 

Una scelta condivisa

Proprio da Luca Rossettini, che per primo ha compreso il valore aggiunto che la certificazione B Corp avrebbe portato all’azienda, è partita l’idea di intraprendere questo percorso. Una scelta che ha incontrato l’entusiasmo di tutte le persone coinvolte ai vari livelli aziendali.

“Di fatto, noi siamo sempre stati B Corp senza saperlo, anche senza una certificazione che lo attestasse – continua Trotti – Quando abbiamo comunicato a tutto il team che ci stavamo muovendo per ottenere la certificazione, nessuno si è sorpreso. Tutti hanno accolto con positività la notizia. Da parte nostra abbiamo sempre cercato di fare in modo che questa scelta non venisse vissuta come un’imposizione, ma come un percorso che avrebbe portato un beneficio comune.”

Per D-Orbit diventare B Corp è stato quindi un processo naturale, ma soprattutto una decisione dettata da una convinzione profonda. La volontà di rendere il mondo un posto migliore, attraverso azioni che portino a un reale beneficio comune, nel rispetto dell’ecosistema e della società. 

 

Essere B Corp, il percorso e i benefici futuri

Ottenere la certificazione non è così semplice, richiede tempo, l’allocazione di un budget dedicato e il raggiungimento di una serie di requisiti che vanno dimostrati attraverso la compilazione del B Impact Assessment (BIA).

Questa difficoltà è però necessaria se si vogliono mantenere elevati standard qualitativi. Le aziende devono essere convinte di voler intraprendere questo percorso, dato che è una responsabilità di cui si fanno carico nei confronti dei propri dipendenti e della società. Proprio per questo, i requisiti che una società deve possedere sono molto rigidi e rappresentano una valutazione degli aspetti di sostenibilità relativi a 4 macro categorie: Governance, Comunità, Ambiente e Risorse Umane. Non solo. Questi vanno mantenuti nel tempo, a garanzia dell’impegno che si è deciso di portare avanti in qualità di B Corp. L’impresa è infatti tenuta a dimostrare di essere sostenibile anche dal punto di vista della sua successione, ovvero che il manager o investitore succedente abbia la possibilità di proseguire la missione di sostenibilità dell’impresa.

Commenta Trotti: “Il percorso per diventare B Corp non è facile, questo è importante che le aziende lo comprendano. Per noi ha giocato un ruolo fondamentale il fatto di esserci sempre sentiti una B Corp e che le basi su cui siamo stati fondati si riflettessero già in questo movimento.”

Un processo che per D-Orbit ha anche richiesto qualche modifica a livello aziendale. “Abbiamo creato la figura di Impact Manager e abbiamo previsto per alcune procedure, soprattutto relative agli acquisti, ulteriori controlli dei materiali e dei componenti che utilizziamo – afferma Trotti – Abbiamo anche migliorato le procedure di selezione di fornitori che rispondessero a requisiti di sostenibilità, in linea con la nostra certificazione.”

D-Orbit ha quindi visto nella certificazione B Corp un grande beneficio in termini di sviluppo del proprio business sostenibile. Non solo. Grazie alla community delle aziende B Corp e ad azioni di marketing D-Orbit spera di riuscire a far comprendere in maniera sempre più capillare ad altre aziende l’importanza di investire nell’ecosostenibilità, per essere più competitivi sul mercato e per diminuire sempre di più l’impatto negativo di determinati processi aziendali sull’ambiente. 

“È un percorso in costante divenire. Essere sostenibili è un lavoro continuo, che richiede impegno da parte di tutti gli attori coinvolti – conclude Trotti – Per quando ci riguarda confidiamo che in futuro, quando magari il nostro prodotto verrà ulteriormente sviluppato, riusciremo a inserire delle risorse con specifiche competenze in termini di sostenibilità, che ci possano aiutare a migliorare ulteriormente il nostro processo.”

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