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PNRR – Missione 5: Inclusione e Coesione

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Podcast
Luglio 15, 2021

La quinta Missione del PNRR è incentrata sull’empowerment femminile, sull’incremento delle prospettive occupazionali dei giovani e sul riequilibrio dello sviluppo territoriale del Mezzogiorno. Quali azioni ha previsto il Governo per dare un boost a queste iniziative? Ce ne parla Laura Decè, Senior Consultant di Ayming.

L’episodio di oggi sarà incentrato sulla quinta missione del PNRR, quella dedicata a Inclusione e Coesione.

Come hai già accennato tu, Lucia, la Missione si centra su donne, giovani e riequilibrio territoriale del nostro Paese.

Per quanto riguarda l’empowerment femminile, sono previsti sostegni specifici all’imprenditorialità delle donne, con l’obiettivo di favorire la loro indipendenza economica la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Parlando invece di mondo del lavoro in generale, sono previsti investimenti in attività di upskilling, reskilling e life-long learning, che mirano a far ripartire la crescita della produttività e a migliorare la competitività delle PMI e delle microimprese italiane per favorire l’occupazione, soprattutto quella giovanile.

Quali sono le diverse componenti e le misure previste?

direi di iniziare dal budget. Le risorse complessivamente destinate alla missione ammontano a 22,4 miliardi di euro. La missione si divide in tre componenti: Politiche per il lavoro; Infrastrutture sociali e famiglie, comunità e Terzo settore; e, infine, Interventi speciali per la coesione territoriale, che rispondono alle raccomandazioni della Commissione europea, trasversali a tutto il Piano Nazionale.

Laura, ci puoi dire di più sulla Componente Politica per il lavoro?

Gli investimenti relativi a questa prima componente vogliono guidare la trasformazione del mercato del lavoro con strumenti adeguati a facilitare le transizioni occupazionali; a migliorare l’occupabilità dei lavoratori e a innalzare il livello delle tutele attraverso la formazione.

Per i disoccupati, sono previsti dei percorsi personalizzati di riqualificazione delle competenze e di accompagnamento al lavoro. Mentre per i lavoratori occupati è prevista l’introduzione del Fondo nuove competenze per permettere alle aziende di rimodulare l’orario di lavoro e incrementare la formazione sulla base di specifici accordi collettivi con le organizzazioni sindacali.

Quali incentivi sono riservati all’imprenditoria femminile?

Da questo punto di vista, nel PNRR sono previsti diversi incentivi per l’avvio e per la realizzazione di progetti aziendali per imprese a conduzione femminile o a prevalente partecipazione femminile. Per dare concretezza a questi incentivi, viene creato il “Fondo Impresa Donna” che rafforzerà, con risorse finanziarie dedicate, una serie di misure già esistenti quali Nuove Imprese a Tasso Zero e Smart&Start.

Il Fondo Impresa Donna contribuirà anche a implementare le risorse del nuovo Fondo per l’imprenditoria femminile previsto dalla Legge di Bilancio 2021. Lucia, devo però aggiungere che siamo, purtroppo, ancora in attesa di sapere quali saranno le modalità attuative.

Laura, andiamo ora a toccare un altro tema centrale di questa missione: i giovani e il loro inserimento nel mondo del lavoro.

Anche in questo caso, il PNRR si è andato a prefissare degli obiettivi ben specifici che mirano a potenziare il sistema di alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato, per favorire, come dicevi tu Lucia, il loro inserimento nel mondo del lavoro, adottando l’approccio learning-on-the-job.

Questi interventi sono inseriti nell’ambito del Piano Nazionale Nuove Competenze che, come dice il nome stesso, vuole  favorire l’introduzione e lo sviluppo di corsi di formazione che rispondano alle esigenze delle imprese L’ultima misura inserita in questa componente va ad “invogliare” le imprese ad inserire nuove figure all’interno dell’azienda, grazie alle I decontribuzioni per le nuove assunzioni.

Passiamo ora alla componente 3 – INFRASTRUTTURE SOCIALI, FAMIGLIE, COMUNITÀ E TERZO SETTORE.

Per cercare di arginare questi fenomeni, nel PNRR vengono stanziati fondi per il miglioramento dei livelli e della qualità dei servizi scolastici, sanitari e sociali, e alla valorizzazione economica e sociale dei beni confiscati alle mafie.

è previsto anche il potenziamento degli strumenti di contrasto alla dispersione scolastica e dei servizi socio-educativi ai minori.

L’ultimo punto che tocca questa terza componente riguarda le ZES, le zone economiche speciali del nostro Paese. Il PNRR interviene in queste aree per riattivare lo sviluppo economico attraverso il miglioramento delle infrastrutture di servizio delle Aree ZES, per aumentare la competitività delle aziende presenti e l’attrattività degli Investimenti.

Cosa sono le ZES?

Le Zone Economiche Speciali sono regioni geografiche localizzate nel Mezzogiorno che godono di una legislazione economica di vantaggio. Ad oggi, sono state istituite 7 ZES che vanno a coprire praticamente tutto il territorio meridionale, partendo da Abruzzo e Molise fino alla Sicilia e la Calabria, passando per Campania, Puglia e Basilicata. A queste 7 aree, a breve si aggiungerà anche la ZES Regione Sardegna.

Con il PNRR si  punta a semplificare il sistema di governance di queste ZES e a favorire l’insediamento di nuove imprese. Sono previsti diversi progetti che puntano, soprattutto, allo sviluppo delle infrastrutture e dei trasporti di queste aree, come il Collegamento “ultimo miglio”, per rendere efficaci i collegamenti tra le aree industriali e la rete di trasporti, principalmente ferroviari, nazionale ed europea, per consentire alle imprese del sud di ridurre tempi e costi della logistica. In quest’ottica, il Piano Nazionale prevede, inoltre, il potenziamento delle reti che collegano le aree produttive con i principali porti e aeroporti presenti nelle ZES.

L’ultimo investimento previsto dal PNRR per le aree ZES riguarda le Urbanizzazioni primarie. In alcune aree produttive i tavoli regionali hanno accordi con operatori economici pronti ad investire, che pongono, però, come condizione la creazione di infrastrutture in aree individuate, e il miglioramento degli strumenti di regolazione come, ad esempio, piani regolatori comunali e piani paesistici regionali.