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CREDITO D’IMPOSTA RICERCA E SVILUPPO: COME SI È EVOLUTO E COME EVOLVERÀ NEL FUTURO?

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Rassegna stampa
Dicembre 10, 2018

 

Focus on credito d’imposta e altre agevolazioni fiscali disponibili per la Ricerca e Sviluppo

 

Articolo di Giuseppe Mele, Manager di Innovation Performance, disponibile sulla testata Sviluppo Manageriale – 10 dicembre 2018. Per leggere l’articolo nel suo formato originale clicca qui.

Ricerca e innovazione sono da considerarsi fattori chiave per il sistema economico perché svolgono un ruolo essenziale nel dare impulso alla crescita intelligente e sostenibile e alla creazione di posti di lavoro, portando beneficio ai consumatori, alle imprese e all’economia nel suo insieme.

La ricerca genera infatti le condizioni per lo sviluppo di soluzioni innovative, che rendono possibile l’aumento della produttività, della competitività industriale e della prosperità.

Proprio per questo motivo, è interessante analizzare nel dettaglio il credito d’imposta Ricerca e Sviluppo, uno dei principali incentivi fiscali messi a disposizione dallo Stato italiano, per agevolare le imprese nell’innovazione.

Il credito d’imposta ha subito nel corso degli anni numerose modifiche che ne hanno migliorato l’applicabilità e ampliato le spese ammissibili.

La prima versione del credito d’imposta per attività di Ricerca e Sviluppo risale al 2013, anche se in realtà non è mai stato applicabile operativamente a causa della mancata emanazione del relativo decreto attuativo. Con la Legge di Stabilità del 2015 è stata riscritta la disciplina del credito d’imposta e il Decreto attuativo di maggio 2015 ha dato finalmente il via alla possibilità per le imprese di usufruire di agevolazioni fiscali per le spese sostenute in Ricerca e Sviluppo. Da allora, ogni anno, la Legge di Stabilità ha apportato modifiche positive alla norma, come la riduzione della complessità del calcolo eliminando la doppia aliquota, l’apertura alla ricerca commissionata dall’estero e altri interventi migliorativi.

L’introduzione del credito d’imposta è da considerarsi un fatto assolutamente positivo perché ha incentivato le aziende a investire in innovazione. Inoltre, ha permesso una pianificazione più a lungo termine degli investimenti in Ricerca e Sviluppo.

Se da un lato la continua evoluzione della norma ha significativamente migliorato l’applicazione del credito, dall’altro non mancano le difficoltà interpretative. Per questo motivo, per cercare di sopperire alla complessità della norma, l’Agenzia delle Entrate pubblica periodicamente circolari e risoluzioni contenenti chiarimenti generali sulle effettive modalità di applicazione del credito.

Inoltre, qualora le aziende dovessero avere quesiti specifici, possono sottoporli al Ministero dello Sviluppo Economico per gli aspetti tecnici o alla stessa Agenzia delle Entrate per specifici dubbi interpretativi.

Alle difficoltà di interpretazione della norma si aggiunge il fatto che il credito d’imposta non si qualifica come norma strutturale bensì temporanea, seppur su un orizzonte temporale abbastanza ampio, e soggetta a una logica incrementale. Tali elementi portano con sé almeno tre criticità.

La prima è collegata al ruolo di indirizzo dell’agevolazione, la quale dovrebbe favorire gli investimenti in innovazione da parte delle aziende italiane e internazionali. Tuttavia, la forza promotrice potrebbe essere maggiore se il credito non fosse sottoposto a specifici vincoli temporali.

La seconda sta nel fatto che le aziende che tendono ad avere una pianificazione più a lungo termine degli investimenti in Ricerca e Sviluppo, come ad esempio quelle di grandi dimensioni, possono risultare a volte penalizzate dalla logica incrementale.

La terza criticità, legata all’automatismo dell’agevolazione, è invece dovuta probabilmente a fattori culturali radicati nel nostro tessuto economico, a comportamenti opportunistici, ovvero quelle realtà che usufruiscono del credito esclusivamente per ottenere benefici economici senza portare effettivamente un valore aggiunto in termini di innovazione.

Per evitare questi problemi, si potrebbe forse pensare a una revisione dello strumento agevolativo riducendo le aliquote nominali e basandolo sul volume di spesa dell’anno anziché sulla media del periodo di riferimento. In questo modo si riuscirebbe a premiare maggiormente chi investe costantemente in R&S ed evitare il fenomeno dei free rider.

COSA CI SI ASPETTA PER IL FUTURO?

La Legge di stabilità 2019, in fase di approvazione, dovrebbe introdurre ulteriori importanti novità per il credito d’imposta tra cui: nuove spese agevolabili, la distinzione delle aliquote tra il 25% e il 50% per certe tipologie di spesa, la certificazione contabile obbligatoria sull’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la relazione tecnica, obbligatoria per ogni progetto o sotto-progetto, firmata dal responsabile della ricerca e dal legale rappresentante della società, che illustri le finalità, i contenuti e i risultati delle attività di Ricerca e Sviluppo svolte in ciascun periodo d’imposta.

QUALI SONO LE ALTRE AGEVOLAZIONI DI CUI POSSONO BENEFICIARE LE IMPRESE CHE INVESTONO IN RICERCA E SVILUPPO IN ITALIA?

Il credito d’imposta non è l’unico incentivo fiscale che le imprese hanno a disposizione per ottenere sgravi sulle spese sostenute. Le imprese infatti possono usufruire di ulteriori agevolazioni sia a livello nazionale sia a livello europeo.

A livello nazionale troviamo il Piano Impresa 4.0, la strategia di politica industriale del Governo per promuovere la digitalizzazione e il rafforzamento competitivo del tessuto produttivo italiano, che quasi sicuramente sarà prorogato, con alcune modifiche, dalla legge di stabilità in discussione.

Segnaliamo inoltre il Patent Box, uno strumento a sostegno delle aziende che sviluppano brevetti o altri titoli di proprietà intellettuale, rappresentando un ulteriore incentivo all’innovazione per le aziende, andando a premiare lo sfruttamento dei risultati delle attività di ricerca e sviluppo, favorendo lo sviluppo economico del paese.

A livello europeo un ruolo fondamentale per i finanziamenti all’innovazione è ricoperto da Horizon 2020, il programma quadro dell’Unione Europea per la Ricerca e l’Innovazione che è stato concepito come un motore in grado di guidare lo sviluppo economico sostenibile, di colmare il divario tra ricerca e mercato e di creare nuovi posti di lavoro più qualificati. Al momento è in fase di approvazione il nuovo programma settennale, Horizon Europe, che sarà in vigore dal 2021 al 2027 con un budget di circa 100 miliardi di euro.

Un ulteriore strumento, parte dei programmi europei per promuovere l’innovazione, è costituito dai Partenariati Pubblico-Privati che consentono la cooperazione tra soggetti pubblici e privati al fine di raggiungere, tramite attività di ricerca, obiettivi comuni per soddisfare i bisogni della nostra società e/o degli attori economici.

Un’altra opportunità interessante, scarsamente utilizzata a livello nazionale, è il Pre-commercial Public Procurement (o il Procurement of Innovative Solutions), ovvero la possibilità di creare appalti finalizzati alla conclusione di contratti di R&S, attivabili precedentemente alla commercializzazione di un determinato prodotto. Questi accordi prevedono la condivisione di rischi e benefici tra il committente pubblico e le imprese e il co-finanziamento da parte delle imprese partecipanti.

Le risorse dedicate alla Ricerca e Sviluppo sono quindi tante e di diversa tipologia e, al fine di creare un ambiente favorevole all’innovazione e agli investimenti in R&S delle imprese, è importante che si adotti un approccio che tenda a combinare i diversi strumenti anziché continuare a operare per “compartimenti stagni”.

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