08 October 2018

Business Portrait Danilo Beltramino CFO di Nuova Energia Holding S.r.l. di Pier Luigi Loro Piana

Le società devono investire nelle soft skill. La consulenza? Fondamentale

Danilo Beltramino è una persona che non si arrende: “La vita è come il tennis, sport che pratico e che amo molto: fino a quando non ho perso l’ultima palla del matchpoint, la partita è sempre aperta”. CFO di Nuova Energia Holding S.r.l., Family Office di Pier Luigi Loro Piana, che nel luglio 2013 ha ceduto il controllo del colosso del lusso Made in Italy ai francesi di Lvmh, Beltramino lavora da anni nel mondo del Private Equity mettendo sempre a servizio delle aziende la sua grande tenacia.  

Quali sono state le tappe fondamentali della sua carriera?

Il primo passo importante fu l’incontro con la famiglia Denegri di Torino, il salto di qualità verso il mondo del Private Equity. Un’esperienza assolutamente formativa con una realtà che ancora oggi continua a sviluppare progetti interessanti. Un’altra tappa fondamentale è stata sicuramente quella nel Gruppo De Agostini, che ho lasciato da quasi due anni, al quale sono molto legato. Oggi lavoro per il Family Office del dottor Pier Luigi Loro Piana, che vedo come tappa di consolidamento e dove mi trovo molto bene. E’ arrivato il momento di fare un bilancio sulla mia professione, che è cambiata nel corso degli anni. Per quanto riguarda invece la formazione, laurea in Economia all’Università di Torino, partirei dal liceo scientifico frequentato al Real Collegio Carlo Alberto, e oggi, da genitore, riesco a cogliere in maniera più profonda il valore della disciplina e dell’impegno. Grazie a questa formazione, in seguito ho vissuto di rendita. Questo è un tratto distintivo della mia carriera: ho sempre seminato molto bene, con anni di duro lavoro, per poi beneficiare di grandi raccolti. Sto cercando di insegnare alle mie figlie l’importanza della costanza e della volontà di fare del proprio meglio, perché investire in se stessi porta sempre ottimi risultati. 

Quali sono le virtù che si riconosce nel ruolo che svolge e quali i lati del suo carattere che vorrebbe migliorare?

Sono una persona molto determinata e se mi pongo un obiettivo, faccio di tutto per arrivare alla meta, in modo costruttivo e coinvolgendo le persone giuste. L’obiettivo è via via sempre più ambizioso, sia in ambito professionale che personale, per me e per i miei cari. Il mio difetto è forse la fretta con la quale, a volte, traggo le conclusioni. Devo insomma imparare a… contare fino a dieci. Riconosco subito questi errori di valutazione con me stesso ed ora sto lavorando affinché io riesca a riconoscerlo anche con gli altri. Devo dire che le mie esperienze lavorative e la mia famiglia sono riuscite e rimodellare alcune mie spigolosità. Anche la maturità mi ha aiutato a riconsiderare i miei atteggiamenti: una cosa detta a caldo a venticinque anni, a oltre quaranta la formuli in maniera differente.  

Come coniuga lavoro e vita privata? Potrebbe descriverci un suo giorno lavorativo tipo e un momento di relax?

Una domanda che andrebbe rivolta anche a mia moglie e alle mie figlie. Noi viviamo sulla collina di Torino, a Pecetto Torinese, paese che adoro, ed io lavoro tutta la settimana a Milano. Grazie all’Alta Velocità in molti hanno fatto la mia stessa scelta, ma, fra lavoro e commuting, punto sulla qualità e non la quantità del tempo che dedico alla mia famiglia e ai miei interessi. Ogni giorno vado e torno da Milano, ma è una scelta ben precisa, perché rispetto la mia famiglia e il mio amore per la terra natia. Così si preservano alcune piccole abitudini legate alla quotidianità che andrebbero perse se avessi optato per fermarmi a Milano durante la settimana per tornare a casa solo nel week end.  Spesso le mie due figlie nei fine settimana devono dedicarsi allo studio, avendo preso delle scelte scolastiche importanti. Quando possiamo, amiamo viaggiare. In questa fase della loro crescita, però, è difficile godersi la loro compagnia: nel viaggio a Lisbona ed in giro per il resto del Portogallo, l’anno scorso, ad esempio, abbiamo passato più tempo a cercare luoghi con una wifi piuttosto che a contemplare la bellezza dei luoghi. Io e mia moglie stiamo valutando l’idea di aspettare qualche anno per poi ricominciare a viaggiare da soli. 

Ci racconti uno dei suoi successi nei vari momenti: dalla sfida alle difficoltà, dal momento in cui ha temuto di non farcela al raggiungimento dell’obiettivo. 

Lo startup fatto con il gruppo De Agostini perseguendo Idea Capital Funds SGR, che oggi continua il suo obiettivo con il nome di DeA Capital Alternative Funds SGR, è stato il più grande successo. Sono uscito dall’esperienza con la famiglia Denegri a Torino per andare a gestire da zero questo progetto e sono stato fra le persone che hanno contribuito a portare Idea Capital Funds SGR a raggiungere oltre il miliardo di massa gestita in pochi anni. Era un’impresa che poteva spaventare, ma ero giovane ed avevo molta voglia di fare e i risultati sono stati sorprendenti. 

Qual è il suo rapporto coi social network? Li usa per informarsi? Utilizza Linkedin? Trova che sia uno strumento utile per il suo lavoro oppure pensa che la quantità di inviti e di messaggi rischia di diventare invasiva? 

Sono sempre stato molto geloso dei miei contatti e della gestione della mia agenda, solo ultimamente ho fatto un grandissimo sforzo e ho affidato il mio database ad una segreteria molto capace e corretta. Stesso discorso per i social network, anche quelli di natura professionale come Linkedin, anche se comprendo quanto sia un canale utile per il proprio network, con la condizione che anche gli altri utenti lo utilizzino in modo appropriato. Ultimamente, purtroppo, il mezzo si sta inflazionando: la gente ha perso la finalità dello strumento. Si parla di un network di natura professionale che va gestito in una certa maniera. Capisco lo spamming su Facebook, ma non su Linkedin. Sta sempre all’utente gestire al meglio i propri strumenti. Gli ingredienti per fare un buon dolce li conosciamo tutti, il grande pasticciere sa come dosarli nel modo e nei tempi giusti. Penso che questo approccio lo si debba avere sia nel lavoro che nella vita. Per informarmi utilizzo in modo direi bulimico i quotidiani. Un amore che arriva da mio padre che ha lavorato per una vita a La Stampa. Mi svegliavo la mattina con il profumo d’inchiostro dei giornali appena usciti dalla rotativa. Li trovavo appoggiati sulla tavola, come il pane fresco. Leggerli era ed è una sana abitudine che pratico durante gli spostamenti in treno e che mi dà una panoramica del mondo che mi circonda. Leggo La Stampa, ovviamente, Il Sole 24 Ore, e poi alcuni newspaper esteri perché credo sia necessario avere una visione precisa degli altri Paesi e non solo del nostro. I libri, invece, riesco a leggerli sono in estate, nei momenti di totale relax.  

Parlando di sviluppo e trasformazione aziendale pensa che il settore Procurement possa e debba diventare più strategico?

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Sicuramente sì, ma dipende anche dalla realtà aziendale e dal management che deve saper affrontare la questione. È un argomento di interesse crescente rispetto a dieci o quindici anni fa, però è da modulare a seconda dell’azienda e delle necessità. Un’azienda va sempre gestita per priorità. 

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Quali sono secondo Lei i settori in cui le aziende dovranno svilupparsi domani? Quali quindi saranno le principali sfide che dovranno essere superate?

Credo di andare contro corrente asserendo che saranno le soft skill quelle più ricercate nel futuro. Diventeranno sempre più importanti, in un ordine totalmente diverso rispetto a quello stabilito dieci anni fa. I giovani hanno ormai la possibilità di reperire informazioni molto più articolate, precise e puntuali, con mezzi più veloci. Hanno quindi la possibilità di organizzare meglio le proprie conoscenze e poterle applicare. Quello che importa oggi è la capacità di relazionarsi all’interno di un team e l’attitudine al problem solving. Un buon manager 4.0 deve avere tutte le soft skill con un taglio internazionale per trovare le soluzioni migliori nei tempi più rapidi.  

Qual è il suo punto di vista sul mondo della consulenza?

La consulenza è fondamentale? Sì, lo è. Prima esistevano tre o quattro filoni di consulenza, adesso ogni filone viene declinato in infiniti modi, per modulare l’offerta: oggi si richiedono super specializzazioni. Molta attività deve e dovrà essere svolta in modo flessibile, con economie di scala e sicuramente con strutture altamente professionali. Nelle aziende di domani molte aree verranno presidiate da figure esterne con le giuste caratteristiche, andando ad alleggerire l’organico interno. Dobbiamo inoltre renderci conto che il mercato non è più domestico: se un’impresa vende chiodi in Brasile, ad esempio, è impensabile che non incarichi una persona esperta di quel Paese per il proprio sviluppo in tale mercato locale, implementando così al meglio il proprio business. Anche l’imprenditore più piccolo ormai deve avere la giusta squadra in grado di far fare il salto di qualità alla propria azienda.