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Quando si parla di sostenibilità nel settore tessile, spesso il dibattito rimane confinato nei comunicati stampa delle grandi multinazionali della moda. A partire dal 2026, la sostenibilità non sarà più una scelta volontaria o una strategia di marketing: diventerà un obbligo normativo concreto e, soprattutto, costoso. L’Italia si prepara infatti al lancio dell’EPR Textile (Extended Producer Responsibility per i tessili), previsto per il primo trimestre 2026: un regime che rappresenta una vera e propria rivoluzione nella gestione della responsabilità ambientale del settore tessile, moda e accessori.
Cosa è l’EPR Textile e perché rappresenta un cambio di paradigma
L’EPR Textile è l’estensione italiana del principio europeo di Responsabilità Estesa del Produttore, un concetto che trasferisce la responsabilità della gestione dei rifiuti dal consumatore e dalle amministrazioni pubbliche direttamente ai produttori. In altre parole, chi inquina paga: chi produce e immette sul mercato italiano prodotti tessili, abbigliamento, accessori, articoli in pelle e articoli tessili per la casa non sarà più responsabile solo della fase di produzione, ma dovrà farsi carico della gestione e dello smaltimento dei rifiuti tessili generati dai suoi prodotti una volta giunti a fine vita.
Questo rappresenta un cambio di paradigma significativo. Fino ad oggi, il ciclo di responsabilità del produttore terminava quando il capo d’abbigliamento lasciava il magazzino. Da gennaio 2026, quel ciclo si estende fino al momento in cui il capo diventa rifiuto e viene smaltito. È come se il produttore dovesse “seguire” il suo prodotto per tutta la vita del capo, anche dopo che è stato venduto e utilizzato dal consumatore finale.
Chi è interessato e quali sono gli obblighi
L’EPR Textile riguarderà tutte le imprese, nazionali e straniere, che immettono sul mercato italiano prodotti tessili. Questo include non solo i grandi marchi internazionali, ma anche i piccoli produttori, i commercianti all’ingrosso, i distributori e, in alcuni casi, anche gli importatori. L’obbligo non conosce distinzioni di dimensione aziendale: una piccola impresa di accessori in pelle avrà gli stessi obblighi di un grande marchio di moda internazionale, anche se ovviamente con volumi e costi proporzionali.
Le imprese impattate dovranno:
• iscriversi ai sistemi EPR riconosciuti dal Ministero dell’Ambiente. Non si tratta di una registrazione semplice presso l’Agenzia delle Entrate, ma di un’iscrizione presso organismi specifici che gestiscono il ciclo di raccolta e riciclaggio dei rifiuti tessili;
• versare contributi ambientali proporzionali al volume di prodotti immessi sul mercato italiano. Qui entra in gioco la complessità: i costi varieranno in base al tipo di tessile (cotone, sintetico, misto), alla composizione dei materiali, al peso del capo e, probabilmente, anche a fattori legati alla riciclabilità. Un paio di jeans avrà un contributo diverso da una maglietta di seta, che avrà un contributo diverso da un accessorio in pelle;
• mantenere una tracciabilità completa dei prodotti immessi sul mercato e dei dati relativi ai contributi versati. Questo comporta adeguamenti significativi nei sistemi informativi aziendali, nelle procedure di gestione magazzino e nella documentazione commerciale.
L’impatto economico: non è solo una questione di compliance
Se finora la compliance ambientale era principalmente una questione di reputazione e di conformità normativa, con l’EPR Textile diventa un tema di costi diretti e misurabili. Ogni prodotto immesso sul mercato genererà un costo aggiuntivo, che dovrà essere incorporato nel prezzo di vendita o assorbito dal margine di profitto.
Per un’impresa che immette sul mercato italiano 100.000 capi all’anno, anche un contributo medio di 50 centesimi per capo rappresenta un costo aggiuntivo di 50.000 euro annui. Per chi ne immette un milione, parliamo di 500.000 euro. Questi non sono numeri trascurabili, soprattutto in un settore dove i margini sono spesso sotto pressione.
Ma c’è di più. L’EPR Textile comporterà anche costi amministrativi di gestione: iscrizione ai sistemi, compilazione di dichiarazioni periodiche, audit e controlli. Inoltre, le imprese dovranno investire in sistemi informativi per tracciare i prodotti e i contributi versati, con conseguenti costi di implementazione e manutenzione.
La questione della competitività: il rischio di una corsa al ribasso
Qui emerge un problema critico: mentre l’Italia introduce l’EPR Textile, altri Paesi europei stanno procedendo con tempistiche diverse. Questo crea un’asimmetria competitiva potenzialmente significativa. Un’impresa italiana che produce e vende sul mercato italiano dovrà versare i contributi EPR; un’impresa estera che vende in Italia tramite e-commerce potrebbe trovarsi in una posizione diversa, a seconda di come la normativa sarà interpretata e applicata.
Inoltre, c’è il rischio che i contributi EPR vengano incorporati nei prezzi, rendendo i prodotti italiani meno competitivi rispetto a quelli provenienti da Paesi con regimi EPR meno stringenti. Questo potrebbe spingere alcune imprese a delocalizzare la produzione o a modificare le loro strategie di distribuzione.
Cosa devono fare le imprese adesso
Benché l’introduzione in Italia dell’EPR Textile nel primo trimestre 2026 sia, ad oggi, solo un’affermazione programmatica cui non ha seguito la comunicazione di alcuna data ufficiale, le imprese del settore tessile, moda e accessori che non vogliono farsi trovare impreparate dovrebbero iniziare fin da subito a:
• mappare i loro prodotti: creare un inventario completo di tutti i prodotti immessi sul mercato italiano, con informazioni dettagliate su composizione, peso e caratteristiche di riciclabilità;
• adeguare i sistemi informativi: verificare che i propri sistemi di gestione magazzino, di fatturazione e di reporting siano in grado di tracciare i dati necessari per la compliance EPR;
• monitorare gli sviluppi normativi: l’EPR Textile è ancora in fase di implementazione, e potrebbero esserci chiarimenti, rinvii o modifiche nelle modalità di applicazione. È essenziale rimanere aggiornati.
Conclusione: l’EPR Textile non è una moda passeggera
L’EPR Textile rappresenta un cambio strutturale nel modo in cui il settore tessile e della moda dovrà operare in Italia. Non è una misura temporanea o una semplice complicazione burocratica: è un nuovo modello di responsabilità ambientale che riflette una consapevolezza crescente dell’impatto ambientale del settore tessile.
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