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EUDR 2026: il regolamento sulla deforestazione tra rinvii e incertezze

Posticipi normativi e dubbi: come prepararsi alla normativa anti-deforestazione UE

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EUDR

Autori

Paolo Intini
Paolo Intini

Director of Operations

In questo articolo:

Il Regolamento (UE) 2023/1115, meglio noto come EUDR (EU Deforestation-Free Products Regulation), rappresenta una delle iniziative più ambiziose dell’Unione Europea per combattere la deforestazione e la degradazione forestale a livello globale. L’obiettivo è nobile: garantire che prodotti chiave come cacao, caffè, soia, olio di palma, legno, gomma e loro derivati, immessi sul mercato UE, non provengano da terreni deforestati dopo il 31 dicembre 2020. Tuttavia, il percorso verso la sua piena applicazione si sta rivelando più tortuoso del previsto, generando un clima di incertezza che ha bloccato gli operatori del settore e continua a destabilizzare le strategie di approvvigionamento delle imprese.

Una cronistoria di rinvii che alimenta l’incertezza

Originariamente previsto per entrare in vigore in modo scaglionato, il regolamento ha subito una serie di posticipi che testimoniano le difficoltà di implementazione. L’ultima revisione, approvata dal Parlamento Europeo nel dicembre 2025, ha ulteriormente spostato le scadenze:

 

  • 30 Dicembre 2026: per i grandi operatori;
  • 30 Giugno 2027: per tutte le altre imprese.

 

Questa continua procrastinazione, se da un lato concede più tempo alle imprese per adeguarsi, dall’altro alimenta una critica legittima: come possono le imprese pianificare investimenti, modificare complesse catene di approvvigionamento e implementare sistemi di tracciabilità in un quadro normativo così volatile? La mancanza di stabilità regolamentare rischia di vanificare gli sforzi di chi si era già attivato per tempo, premiando un approccio attendista che mal si concilia con l’urgenza della crisi climatica.

Il regolamento attuativo del 30 aprile 2026: un elemento cruciale ancora in sospeso

Un aspetto fondamentale che alimenta ulteriormente l’incertezza è l’attesa del regolamento attuativo dell’Unione Europea, previsto per il 30 aprile 2026. Questo regolamento avrà il compito di definire ulteriormente le modalità di applicazione dell’EUDR e, crucialmente, potrebbe ridimensionare significativamente gli obblighi inizialmente previsti. Secondo le indiscrezioni, il regolamento attuativo potrebbe:

 

  • escludere alcuni settori specifici dall’obbligo di compliance;
  • limitare l’applicazione solo ai produttori, escludendo i commercianti e gli importatori;
  • introdurre semplificazioni procedurali per determinate categorie di imprese.

 

Fino a quando questo regolamento non sarà emanato, le imprese rimangono in una situazione di incertezza normativa che ha già bloccato numerosi operatori nel prendere decisioni strategiche di approvvigionamento e investimento.

Cosa devono fare le imprese adesso?

Nonostante i rinvii e l’incertezza, l’obbligo di dovuta diligenza (due diligence) rimane il cuore del regolamento. Le imprese non possono permettersi di rimanere inerti: è fondamentale agire ora per non trovarsi impreparate, indipendentemente da quali semplificazioni il regolamento attuativo potrà introdurre. I passi da compiere sono chiari:

 

  • Mappatura della supply chain: Tracciare l’origine esatta delle materie prime per identificare i fornitori e le aree geografiche di provenienza. Questo è il fondamento di qualsiasi strategia di compliance.
  • Analisi del rischio: Valutare il rischio di deforestazione associato a ciascun fornitore, utilizzando dati satellitari, fonti informative pubbliche e, dove possibile, verifiche dirette presso i siti di produzione.
  • Implementazione di misure di mitigazione: Adottare politiche e procedure per ridurre i rischi identificati, fino all’eventuale interruzione dei rapporti con i fornitori non conformi.
  • Documentazione e tracciabilità: Mantenere una documentazione completa e aggiornata che dimostri la conformità ai requisiti EUDR, in vista dei controlli che le autorità competenti inizieranno a effettuare.

 

Le imprese che si muoveranno per prime non solo garantiranno la conformità normativa evitando rincorse last minute alla compliance normativa e l’applicazione di sanzioni, ma otterranno un vantaggio competitivo in un mercato sempre più attento alla sostenibilità e alla responsabilità della supply chain. L’incertezza normativa non deve essere un pretesto per rimandare, ma un incentivo per costruire sistemi robusti e trasparenti.

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