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Trump, la Groenlandia e il nuovo rischio per le imprese europee

Come la geopolitica diventa un problema di compliance

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Autori

Paolo Intini
Paolo Intini

Director of Operations

In questo articolo

Allora, ricapitolando: Donald Trump vuole la Groenlandia. La Danimarca dice di no.

E voi, che state leggendo da Oslo, da Amsterdam o da Berlino, vi ritrovate improvvisamente con un dazio del 10% dal 1° febbraio (che diventerà 25% dal 1° giugno) su tutto quello che importate dagli USA.

Perché?
Perché Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia hanno il “difetto” di non voler cedere un’isola danese a un presidente americano.

L’Italia? Tranquilla, per ora non c’è. Ma non è il momento di stappare lo spumante.

Perché?
Perché questo è il new normal.

Geopolitica e dazi: il nuovo scenario per le imprese

Negli ultimi 18 mesi abbiamo visto dazi su acciaio, alluminio, automobili, vino, whisky e persino su cose che non sapevate nemmeno di importare.

Ogni minaccia geopolitica, ogni tweet alle 3 di mattina, ogni capriccio presidenziale si trasforma in una tariffazione doganale.

E non è più una questione per i “soliti” trader di commodities: oggi è un problema di pianificazione strategica per chiunque gestisca una supply chain.

Cosa significa, in pratica, per la supply chain

Ecco cosa significa davvero: se importate componenti dagli USA, i costi salgono dal 10% al 25%. Se li importate dalla Cina (per evitare i dazi USA), vi trovate nel mirino dei dazi CBAM dell’UE. Se li producete in Europa, dovete competere con fornitori che hanno già incorporato i dazi nei prezzi. È un gioco di scacchi in cui le regole cambiano ogni settimana.

Perché entra in gioco la pianificazione doganale

Ed è qui che entra in gioco la pianificazione fiscale doganale. Non è magia, non è evasione, non è nemmeno particolarmente complicato (se sai come farlo). È semplicemente la gestione intelligente della tassazione doganale nel contesto di una supply chain globale.

Cosa significa pianificare (davvero)

Significa, ad esempio:

  • Classificazione tariffaria ottimizzata: alcuni prodotti hanno aliquote diverse a seconda di come li classifichi. Una vite è una vite, ma potrebbe essere classificata come “componente di assemblaggio”, con un’aliquota diversa;

  • Origine preferenziale: dove viene assemblato il prodotto finale? Se lo fai in UE, può beneficiare di accordi commerciali preferenziali. Se lo fai in Vietnam, altri;

  • Accumulo di origine: se usi componenti da più Paesi, quale conta come “origine”? Le regole sono precise, ma c’è spazio per l’ottimizzazione;

  • Timing e programmazione: quando importi? Prima che i dazi aumentino? Dopo? Esistono finestre di opportunità;

  • Diversificazione geografica: non mettere tutti i fornitori nello stesso “paniere tariffario”.

Una questione di sopravvivenza competitiva

In un contesto in cui Trump minaccia dazi per una questione di Groenlandia, in cui l’UE prepara contromisure la Cina guarda e aspetta, la pianificazione doganale non è più un’ottimizzazione marginale.

È una questione di sopravvivenza competitiva. Le imprese che non la gestiscono attivamente si troveranno a pagare fino al 25% di dazi in più rispetto ai competitor che l’hanno pianificata bene. Non è poco. È la differenza tra un margine del 5% e uno del -10%.

Quindi, cosa fare?

  1. Audit della supply chain
    Da dove vengono davvero i materiali? Qual è l’origine effettiva? Ci sono opportunità di riclassificazione?

  2. Planning
    Cosa succede se i dazi salgono al 25%? Al 50%? Esistono alternative?

  3. Diversificazione
    Non dipendere da un unico Paese fornitore o da una sola rotta commerciale diventa una scelta di competitività.

  4. Consulenza specializzata
    Non è il momento di improvvisare. Un esperto doganale può farvi risparmiare milioni.

  5. Monitoraggio continuo
    Le regole cambiano. Letteralmente. Ogni settimana. Bisogna stare al passo.

La vera ironia della geopolitica del 2026

La vera ironia?

Mentre Trump gioca a “Risiko” con la Groenlandia, le imprese europee devono diventare esperte di tariffazione doganale solo per rimanere competitive.

Non è giusto. Non è elegante. Ma è così.

Benvenuti nella geopolitica del 2026.
Dove la Groenlandia non è una questione geografica ma un problema di compliance.

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