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L’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2023/1115, noto come Regolamento EUDR (EU Deforestation-Free Products Regulation), rappresenta uno dei cambiamenti più rilevanti nella governance delle filiere globali legate alle materie prime agricole e forestali.
Nata con l’obiettivo di impedire l’immissione nel mercato europeo di prodotti associati alla deforestazione, la normativa ha introdotto requisiti di tracciabilità e due diligence molto più rigorosi rispetto ai sistemi di controllo tradizionali.
Negli ultimi mesi il dibattito si è concentrato soprattutto sul campo di applicazione del regolamento e sulle categorie di prodotti interessate.
Tuttavia, per le imprese il vero nodo operativo non riguarda tanto la comprensione della norma quanto la capacità di costruire un sistema interno capace di sostenere gli obblighi informativi richiesti dal regolamento.
Il Regolamento EUDR introduce infatti un modello di controllo che si basa su tre elementi chiave: la raccolta strutturata dei dati lungo la supply chain, la geolocalizzazione delle parcelle produttive e la presentazione di un Due Diligence Statement che attesti la conformità dei prodotti immessi sul mercato europeo.
Questo approccio richiede alle imprese di integrare informazioni provenienti da contesti produttivi molto diversi, spesso localizzati in paesi extra europei e caratterizzati da livelli di tracciabilità molto eterogenei.
Per molte organizzazioni, l’implementazione del regolamento si traduce quindi nella necessità di progettare nuovi workflow operativi, rafforzare i sistemi informativi e strutturare un dialogo più solido con fornitori e operatori della filiera.
Il Due Diligence Statement come architrave del sistema EUDR
Nel modello introdotto dal Regolamento EUDR, il Due Diligence Statement rappresenta il punto di sintesi dell’intero processo di verifica della supply chain.
Attraverso questa dichiarazione, l’operatore economico conferma di aver svolto tutte le attività necessarie per assicurare che i prodotti immessi sul mercato dell’Unione europea non siano associati a fenomeni di deforestazione o di degrado forestale successivi al 31 dicembre 2020.
La dichiarazione è quindi il risultato di un processo strutturato di raccolta e analisi delle informazioni che prevede, prima di poter presentare la dichiarazione, che l’impresa dimostri di aver identificato con precisione l’origine delle materie prime, di aver valutato il rischio di deforestazione e, qualora necessario, di aver adottato misure di mitigazione adeguate.
Questo passaggio introduce una responsabilità diretta per gli operatori economici che immettono prodotti sul mercato europeo.
La qualità delle informazioni raccolte lungo la supply chain diventa infatti determinante non solo per la conformità normativa, ma anche per la capacità dell’impresa di dimostrare la solidità del proprio sistema di due diligence in caso di controlli da parte delle autorità competenti.
Geolocalizzazione delle parcelle produttive: il requisito che trasforma la tracciabilità
Uno degli elementi più innovativi del Regolamento EUDR è l’obbligo di identificare con precisione la geolocalizzazione delle parcelle agricole o forestali da cui provengono le materie prime.
Questo requisito introduce un livello di dettaglio nella tracciabilità delle filiere che non ha precedenti nelle normative europee sulla sostenibilità delle catene di approvvigionamento imponendo alle imprese di raccogliere le coordinate geografiche delle aree di produzione e metterle a disposizione delle autorità competenti all’interno del sistema informatico europeo dedicato alla gestione del regolamento.
Nel caso delle coltivazioni agricole, la normativa richiede l’identificazione delle singole parcelle, mentre per alcune produzioni forestali può essere necessario fornire i poligoni che delimitano l’area di origine.
Queste informazioni permettono alle autorità di confrontare le coordinate con dataset satellitari e sistemi di monitoraggio ambientale per verificare se l’area sia stata soggetta a deforestazione dopo la data limite stabilita dal regolamento. Di fatto, per molte imprese questo requisito implica un cambiamento significativo nei sistemi di raccolta delle informazioni che porta la tracciabilità ad arricchirsi attraverso l’integrazione di dati geografici provenienti direttamente dai produttori o da intermediari locali.
Organizzare un workflow di due diligence lungo la supply chain
Per gestire efficacemente gli obblighi previsti dal Regolamento EUDR, le imprese devono strutturare un workflow interno capace di coordinare azioni volte sia alla raccolta delle informazioni che alla valutazione del rischio per poi proseguire con la preparazione del Due Diligence Statement.
Il primo passaggio riguarda la raccolta dei dati dai fornitori.
In questa fase l’impresa deve assicurarsi che i propri partner commerciali siano in grado di fornire informazioni affidabili sull’origine delle materie prime, sulla localizzazione delle parcelle produttive e sulle modalità di produzione.
Una volta raccolte, queste informazioni devono essere sottoposte a un processo di validazione. Ciò può includere controlli documentali, verifiche di coerenza tra i dati ricevuti e l’utilizzo di strumenti digitali in grado di analizzare le coordinate geografiche delle aree di produzione.
La fase successiva consiste nella valutazione del rischio di deforestazione.
Questa analisi deve tenere conto di diversi fattori, tra cui il contesto geografico della produzione, il livello di governance del paese di origine e l’affidabilità delle informazioni fornite dagli operatori della filiera. Solo dopo aver completato queste verifiche l’impresa può procedere alla preparazione del Due Diligence Statement, che certifica la conformità dei prodotti prima della loro immissione sul mercato europeo.
L’integrazione con i sistemi informativi aziendali
La complessità del sistema introdotto dal Regolamento EUDR rende difficile gestire la due diligence attraverso processi manuali o strumenti non strutturati. La quantità di dati da raccogliere e la necessità di mantenere un livello elevato di tracciabilità richiedono infatti l’integrazione del processo di compliance nei sistemi informativi aziendali.
Sempre più imprese stanno quindi sviluppando architetture digitali capaci di collegare i sistemi ERP con piattaforme di tracciabilità della supply chain e database geografici utilizzati per la gestione delle coordinate delle parcelle produttive. L’integrazione dei sistemi diventa particolarmente importante nelle filiere caratterizzate da un elevato numero di fornitori o da una distribuzione geografica molto ampia delle attività produttive.
In questi contesti, la capacità di gestire grandi volumi di dati in modo strutturato rappresenta un fattore determinante per garantire la conformità al regolamento.
Le criticità operative più frequenti nelle filiere globali
Nonostante la chiarezza degli obiettivi del Regolamento EUDR, molte imprese stanno incontrando difficoltà operative nella fase di implementazione.
Le criticità più frequenti riguardano la disponibilità e la qualità delle informazioni provenienti dalla supply chain.
In numerosi casi, i fornitori non dispongono di sistemi di tracciabilità sufficientemente sviluppati per fornire dati geografici accurati o informazioni complete sulla provenienza delle materie prime. Questa situazione è particolarmente comune nelle filiere agricole caratterizzate da un’elevata frammentazione produttiva o dalla presenza di numerosi intermediari commerciali.
Un’altra difficoltà riguarda il dialogo con fornitori situati in paesi extra europei, che spesso non sono ancora pienamente consapevoli delle implicazioni operative del regolamento. In questi casi, le imprese europee devono sviluppare strategie di engagement e programmi di formazione per supportare i partner commerciali nella raccolta delle informazioni richieste.
Prepararsi ai controlli delle autorità: il tema dell’audit readiness
Il Regolamento EUDR attribuisce alle autorità competenti degli Stati membri il compito di verificare la conformità degli operatori economici attraverso controlli documentali e verifiche sui sistemi di due diligence.
Questi controlli possono riguardare diversi aspetti del processo di compliance, tra cui la completezza delle informazioni raccolte, la correttezza delle coordinate geografiche fornite e l’affidabilità delle metodologie utilizzate per la valutazione del rischio di deforestazione.
Per questo motivo, le imprese devono assicurarsi che il proprio sistema di gestione dei dati sia in grado di dimostrare in modo trasparente e documentato l’intero processo di due diligence ricostruendo il flusso delle informazioni lungo la supply chain. In questo contesto, il concetto di audit readiness assume un ruolo centrale: le imprese devono essere in grado di dimostrare non solo il risultato finale della due diligence, ma anche il percorso attraverso cui sono state raccolte e verificate le informazioni.
Il nuovo paradigma nella supply chain
Il Regolamento EUDR introduce un nuovo paradigma nella gestione delle catene di approvvigionamento globali, richiedendo alle imprese un livello di trasparenza e tracciabilità senza precedenti. La preparazione del Due Diligence Statement non rappresenta semplicemente un passaggio amministrativo, ma il punto di arrivo di un processo complesso che coinvolge la raccolta dei dati, la verifica delle informazioni e la valutazione del rischio lungo l’intera supply chain.
La geolocalizzazione delle parcelle produttive, l’integrazione con i sistemi informativi aziendali e la capacità di strutturare workflow interni efficaci diventano quindi elementi centrali per garantire la conformità al regolamento.
Per molte imprese, la sfida non riguarda soltanto l’adeguamento alla normativa, ma la costruzione di un sistema di gestione delle informazioni capace di supportare nel tempo una supply chain sempre più trasparente e verificabile.