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Tributi ambientali: perché la governance dei dati sta diventando il vero nodo per le imprese

tributi ambientali

Autori

Mauro Bellini
Mauro Bellini

Direttore responsabile presso la casa editrice Nextwork360

Perché la compliance ESG ha bisogno di una ferrea governance del dato

Per tanto tempo la sostenibilità è stata considerata soprattutto una questione di strategie ambientali, in particolare di riduzione delle emissioni e di responsabilità sociale d’impresa. Da diverso tempo però lo scenario è in evoluzione, da una parte, sulla spinta dei rischi associati al greenwashing, dall’altra con l’entrata in vigore di nuove normative europee più articolate, la sostenibilità è diventata soprattutto una questione di dati.

Le aziende non possono più limitarsi a dichiarare il proprio impegno verso l’ambiente o la riduzione dell’impatto climatico. Devono dimostrarlo con informazioni precise, verificabili e documentate. Per ogni tonnellata di CO₂ emessa, ogni materia prima acquistata, ogni prodotto immesso sul mercato e ogni indicatore ESG comunicato agli stakeholder è necessario fornire dati affidabili e tracciabili.

Dalla raccolta all’analisi: la governance dei dati come base per la conformità normativa

La governance del dato è chiamata a svolgere un ruolo centrale. Non deve essere considerato un impegno tecnologico e dunque una responsabilità da delegare ai dipartimenti IT. Grazie alla capacità di raccogliere, integrare, validare e governare i dati relativi alla sostenibilità si costruisce la capacità di garantire la conformità normativa.

E le normative incalzano le imprese. In uno scenario in cui le aziende sono chiamate a gestire Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), European Union Deforestation Regulation (EUDR), accanto agli adempimenti legati agli Extended Producer Responsibility (EPR) il presupposto fondamentale è nella disponibilità di dati accurati. La sfida per le imprese non è tanto nella comprensione degli obblighi previsti da ciascun regolamento, ma nella capacità di costruire una struttura organizzativa e tecnologica in grado di gestire il patrimonio di dati necessario.

Che cosa si intende per governance del dato e perché è diventata strategica

La governance del dato può essere considerata come un insieme di processi, di regole, di responsabilità e di tecnologie che insieme consentono di garantire qualità, integrità, sicurezza e disponibilità dei dati aziendali.

La differenza fondamentale rispetto al passato è che questo insieme di attività e competenze non si ferma “negli uffici tecnici”, non è solo una questione di tecnologie e innovazione digitale. Nel momento in cui i dati rappresentano un importante asset aziendale, come tali devono essere gestiti, protetti, valorizzati. Così come accade per le risorse finanziarie aziendali, per le competenze che fanno la differenza, per brevetti e proprietà intellettuale così i dati devono essere adeguatamente governati perché possano tradurre il loro potenziale in tante e diverse forme di competitività.

Peraltro, non si può non pensare che se un dato risulta incompleto, errato o incoerente tutte le decisioni basate su quel dato rischiano di essere compromesse. Al contrario, dati affidabili consentono di migliorare l’efficienza organizzativa, di aumentare la trasparenza e di rafforzare la fiducia degli stakeholder.

Le imprese sono sempre più data-driven

Se si guarda allo scenario che si sta consolidando relativamente alla sostenibilità aziendale si nota che tutto ruota in modo sempre più chiaro attorno a un principio semplice ma indiscutibile: la sostenibilità deve essere misurabile.

Questo principio è alla base del superamento di un atteggiamento che ha caratterizzato per molti anni la rendicontazione non finanziaria, dove hanno trovato spazio approcci eterogenei con un ampio margine di discrezionalità. Le istituzioni europee in particolare oggi chiedono alle imprese di fornire evidenze concrete e comparabili. Ovvero dati, tanti dati. Dati affidabili. 

Alla centralità del dato corrisponde un’evoluzione nella compliance aziendale. Le imprese non possono più affrontare gli adempimenti normativi attraverso raccolte manuali di informazioni o processi documentali frammentati. Per tutte le organizzazioni appare necessario costruire ecosistemi digitali in grado di garantire continuità, qualità e tracciabilità dei dati lungo l’intera catena del valore, sia all’interno, sia all’esterno dell’azienda.

CBAM: la sfida della misurazione delle emissioni

Il Carbon Border Adjustment Mechanism è un esempio che si muove in questo senso. Nato con l’obiettivo di contrastare il fenomeno del carbon leakage, ovvero il trasferimento delle produzioni verso Paesi con normative ambientali meno severe, il CBAM richiede agli importatori di determinati prodotti di dichiarare le emissioni incorporate nei beni acquistati all’estero. Per adempiere a questa normativa le imprese devono raccogliere dati dettagliati provenienti da fornitori spesso distribuiti in aree geografiche molto diverse.

Il dato diventa il vero fattore critico

La complessità del CBAM non è tanto nelle metodologie di calcolo delle emissioni quanto nella disponibilità dei dati necessari. Le aziende devono ottenere dati affidabili sugli impianti produttivi dei fornitori, devono essere nella condizione di verificare la correttezza delle metodologie utilizzate e garantire la coerenza delle informazioni trasmesse alle autorità competenti. In tantissime situazioni questo richiede la creazione di nuovi flussi informativi tra soggetti che in passato non erano abituati a condividere dati di questo tipo.

Per coordinare processi, responsabilità e controlli, e per ridurre il rischio di errori la strada maestra è nella governance del dato.

EUDR: tracciabilità come requisito normativo

L’European Union Deforestation Regulation EUDR porta l’attenzione dalla singola impresa all’intera filiera produttiva. In particolare, le aziende che commercializzano prodotti associati al rischio di deforestazione si trovano nella condizione di dimostrare che le materie prime utilizzate non provengono da terreni coinvolti da processi di deforestazione successivi alle date previste dalla normativa.

La novità della normativa riguarda l’introduzione di un nuovo concetto di responsabilità. Per le imprese non è più sufficiente conoscere il proprio impatto ambientale diretto, ma occorre comprendere e documentare ciò che accade lungo tutta la catena di approvvigionamento.

Geolocalizzazione, documentazione e verifica

Per prepararsi alla compliance dell’EUDR è necessario disporre di dati molto dettagliati. Ad esempio, le coordinate geografiche, i dati catastali, la documentazione dei fornitori e le informazioni sulla provenienza delle materie prime sono tutti dati che devono essere organizzati e resi disponibili per eventuali verifiche. Si tratta di una raccolta dati che interessa fonti differenti spesso geograficamente molto lontane e spesso caratterizzate da livelli di qualità molto variabili. La governance del dato ha il compito di garantire la qualità, l’affidabilità, la pulizia dei dati che andranno a comporre la conformità alla normativa.

EPR: la responsabilità del produttore richiede una visione integrata

Il passaggio dall’economia lineare all’economia circolare è a sua volta un fenomeno che è destinato a concretizzarsi gradualmente. In molti casi la circolarità è rappresentata dal rispetto di parametri che rientrano nell’Extended Producer Responsibility. E i sistemi di EPR si fondano proprio sul principio che chi immette un prodotto sul mercato deve contribuire alla gestione del suo impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita, favorendo direttamente o indirettamente una visione circolare. Per le imprese questo approccio si traduce nella necessità di monitorare quantità, materiali, processi di raccolta e recupero, attività di riciclo e performance ambientali associate ai prodotti commercializzati.

Una mole crescente di dati da governare

Ecco che l’adempimento degli obblighi EPR richiede di fatto la capacità di raccogliere dati provenienti da reparti differenti e da soggetti esterni all’organizzazione. La governance dei dati in questo caso deve sorvegliare la coerenza delle informazioni, l’aggiornamento e l’accessibilità. E una governance efficace consente di superare la frammentazione tipica di molte realtà aziendali e costruire una visione integrata dei flussi informativi necessari per la compliance.

Le sfide della governance del dato nella compliance ESG

In molti casi le organizzazioni impegnate nella preparazione della compliance normativa scoprono che dispongono al loro interno delle informazioni necessarie per soddisfare gli obblighi di legge, ma scoprono anche che questi dati sono distribuite tra sistemi differenti, archiviati in formati eterogenei o gestiti attraverso processi manuali. Il problema, dunque non riguarda solo la raccolta di nuovi dati, ma la capacità di garantire che quelli disponibili siano corretti, completi e coerenti. La qualità del dato diventa in questo modo una responsabilità condivisa che coinvolge l’intera organizzazione, dai reparti operativi fino al top management.

Tracciabilità e auditabilità

Le normative nello stesso tempo richiedono sempre più spesso la possibilità di ricostruire l’origine delle informazioni utilizzate nei processi di reporting. Ogni dato deve poter essere verificato, contestualizzato e associato a evidenze documentali. Questo rende fondamentale la presenza di sistemi in grado di registrare modifiche, aggiornamenti e processi di validazione.

Sicurezza e protezione delle informazioni

L’incremento dei flussi informativi comporta inevitabilmente nuove responsabilità sul fronte della sicurezza. Le imprese devono proteggere dati sensibili relativi a fornitori, processi produttivi, performance ambientali e strategie aziendali. La governance del dato non può pertanto essere separata dalle politiche di cybersecurity. 

Governance del dato come vantaggio competitivo

Se si costruisce una governance del dato in grado di andare oltre la compliance si possono ottenere benefici che vanno ben oltre il rispetto degli obblighi regolatori. Una migliore qualità del dato rafforza la capacità decisionale, riduce le inefficienze operative e facilita l’identificazione di opportunità di innovazione. 

Se appare chiaro che la sostenibilità sarà sempre più misurata, monitorata e verificata attraverso dati oggettivi e se le normative si muovono in questa direzione, le imprese avranno sempre più bisogno di disporre di tecnologie, competenze e modelli organizzativi per garantire una affidabile governance del dato. Per le aziende questo significa capacità di affrontare le evoluzioni delle normative e – soprattutto – capacità di trasformare la compliance da obbligo amministrativo a strategia di crescita.

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