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Dazi USA e limiti al potere presidenziale: impatti operativi per le imprese esportatrici

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Autori

Andrea Spagnoli

Tax Lawyer | VAT & Fiscal Expert

In questo articolo:

Il dibattito sulle politiche commerciali protezionistiche degli Stati Uniti ha recentemente assunto anche una dimensione giudiziaria, con possibili ripercussioni rilevanti per gli operatori economici coinvolti negli scambi internazionali.

Con la decisione del 20 febbraio 2026 nel caso Learning Resources v. Trump, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) non attribuisce al Presidente il potere di imporre dazi generalizzati sulle importazioni. Secondo la Corte, l’imposizione di tariffe doganali rientra tra le competenze attribuite al Congresso e non può essere introdotta attraverso strumenti normativi emergenziali pensati per affrontare minacce straordinarie di natura internazionale.

La pronuncia ha messo in discussione la legittimità di alcune misure tariffarie introdotte negli ultimi anni e ha aperto la strada a un ampio contenzioso promosso dagli operatori economici che avevano versato tali dazi.

Sentenza della Corte Suprema: limiti al potere presidenziale nell’imposizione dei dazi USA

Gli effetti operativi della decisione della Corte Suprema sono ora oggetto di esame davanti alla U.S. Court of International Trade, competente per le controversie in materia doganale e commerciale internazionale.

Numerosi importatori statunitensi hanno già promosso azioni giudiziarie per ottenere il rimborso delle somme versate in applicazione delle misure tariffarie dichiarate illegittime. In questo contesto, la U.S. Customs and Border Protection (CBP) ha depositato il 4 marzo 2026 una dichiarazione nel procedimento Atmus Filtration Inc. v. United States, fornendo chiarimenti sulla gestione amministrativa delle operazioni interessate.

Nel documento, l’amministrazione doganale ha precisato che, allo stato, le operazioni di importazione continuano ad essere liquidate secondo le modalità precedentemente applicate e che non sono ancora stati effettuati rimborsi successivamente alla decisione della Corte Suprema. La CBP ha inoltre chiarito che eventuali restituzioni dovranno essere precedute da verifiche amministrative sulle singole dichiarazioni doganali e potranno includere, ove spettanti, anche il riconoscimento degli interessi.

Le stime indicano che i dazi riscossi sulla base dell’IEEPA negli ultimi mesi ammontano a decine di miliardi di dollari, circostanza che rende la gestione dei possibili rimborsi particolarmente complessa sia sotto il profilo amministrativo sia sotto quello finanziario.

Contenzioso sui dazi USA davanti alla Court of International Trade

Gli effetti della sentenza stanno quindi producendo un contenzioso significativo davanti alla U.S. Court of International Trade. Gli importatori statunitensi stanno cercando di recuperare i dazi pagati negli ultimi mesi, mentre l’amministrazione doganale è chiamata a gestire una possibile ondata di richieste di rimborso.

Questo scenario crea una fase di incertezza operativa per le imprese coinvolte nelle catene di approvvigionamento internazionali.

Nuove tariffe USA 2026: dazi del 10% introdotti con il Trade Act

Parallelamente alla vicenda giudiziaria, l’amministrazione statunitense ha continuato a utilizzare lo strumento tariffario come leva di politica commerciale.

A partire dal 24 febbraio 2026 sono infatti entrate in vigore nuove tariffe globali sulle importazioni, introdotte facendo riferimento alla Section 122 del Trade Act del 1974, con un’aliquota iniziale fissata al 10%. La misura è stata presentata come uno strumento volto a riequilibrare le relazioni commerciali internazionali e a sostenere la produzione nazionale.

Queste nuove tariffe si applicano su base ampia e si aggiungono al già articolato sistema di misure tariffarie statunitensi, che comprende anche strumenti di difesa commerciale e altri meccanismi previsti dalla legislazione federale.

Politica commerciale USA: un contesto di crescente incertezza normativa

La vicenda evidenzia come la politica commerciale statunitense sia oggi caratterizzata da un elevato grado di volatilità normativa.

Da un lato, la decisione della Corte Suprema ha posto limiti all’utilizzo di strumenti emergenziali per l’introduzione di misure tariffarie; dall’altro, l’amministrazione continua a ricorrere ad altre basi legislative per sostenere la propria strategia commerciale.

Per le imprese che operano con il mercato statunitense, il rischio non riguarda quindi soltanto l’aliquota applicabile al momento dell’importazione, ma anche la solidità giuridica della base normativa delle misure tariffarie e la possibilità che tali misure siano oggetto di contenzioso o di successive modifiche legislative.

Dazi USA e commercio internazionale: quali impatti operativi per le imprese esportatrici

In questo scenario, le imprese coinvolte negli scambi commerciali con gli Stati Uniti dovrebbero prestare particolare attenzione ad alcuni aspetti operativi:

  • monitorare l’evoluzione normativa e giurisprudenziale in materia di tariffe statunitensi;

  • analizzare l’esposizione doganale delle operazioni di importazione ed esportazione verso il mercato USA;

  • valutare l’impatto delle misure tariffarie su prezzi, marginalità e contratti di fornitura;

  • verificare, ove applicabile, la possibilità di recupero dei dazi versati o di revisione delle dichiarazioni doganali alla luce degli sviluppi giurisprudenziali.

In un sistema commerciale sempre più influenzato da dinamiche geopolitiche e da interventi regolatori rapidi, la capacità di gestire in modo strategico il rischio tariffario rappresenta un elemento centrale per la competitività delle imprese che operano nei mercati internazionali.

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