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Dal Next Generation EU al PNRR

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Podcast
Giugno 9, 2021

Che cos’è il Next Generation EU e come verranno recepiti e stanziati i fondi dal nostro Paese attraverso il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR)? Ce ne parla Katiuscia Terrazzani, Managing Director di Ayming Italia.

 

 

In cosa consiste il Next Generation EU?

Il Next Generation EU è il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato dall’UE, stiamo parlando di 750 miliardi di euro. Qual è lo scopo di quello che è stato definito il “moderno Piano Marshall”? Ovviamente l’esigenza è nata dalla necessità di uscire dalla crisi economica dovuta al Covid-19. Su questa premessa, l’UE ha concordato un piano di aiuti per gettare le basi per un’Europa più moderna e sostenibile. I 750 miliardi di euro del NGEU sono divisi tra: il dispositivo per la ripresa e la resilienza che metterà a disposizione degli Stati membri 672,5 miliardi di euro sotto forma di prestiti e sovvenzioni e REACT-EU, una nuova iniziativa volta a finanziare gli interventi più urgenti in attesa della piena operativi dei fondi strutturali europei 2021-27.

Di questi 750 miliardi, quanti sono stati destinati all’Italia?

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del Next Generation EU. Riceveremo complessivamente dall’Europa 204,5 miliardi: 191,5 del Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza da impiegare nel periodo 2021-2026, dei quali circa 69 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. I restanti 13 miliardi fanno riferimento al React-EU per gli anni 2021-2023, dei quali quasi 8,5 miliardi destinati alle nostre aree del Mezzogiorno.

Come saranno ripartite le risorse assegnate all’Italia?

Per accedere ai fondi del piano Next Generation EU, il Governo italiano ha redatto il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” che è un documento pluriennale che recepisce e mette in atto obiettivi connessi ai tre grandi assi strategici condivisi a livello europeo, cioè digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica ed innovazione sociale.

Come è strutturato il nostro PNRR?

Oltre, appunto, agli obiettivi trasversali europei, il nostro Piano prevede 6 missioni principali che sono (i) Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; (ii) Rivoluzione verde e transizione ecologica; (iii) Infrastrutture per una mobilità sostenibile; (iv) Istruzione e ricerca; (v) Inclusione e coesione; (vi) Salute.

Qual è il budget assegnato ad ogni missione?

La prima missione che è Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, è costituita da tre componenti che ha l’obiettivo di modernizzare la PA ed il sistema produttivo per un valore complessivo di circa 50 miliardi, di cui 18.45 destinati interamente al Nuovo Piano Transizione 4.0. La seconda missione, destinata alla rivoluzione verde ed alla transizione ecologica, ha lo stanziamento più significativo, pari a quasi 70 miliardi. In quest’ottica, l’investimento più ambizioso è rappresentato dai 18 miliardi dedicati al recupero ed il miglioramento del patrimonio edilizio nazionale grazie alla proroga del Superbonus 110%. La terza missione, invece, stanzia 31 miliardi a specifici progetti di rafforzamento dell’alta velocità ferroviaria nazionale e regionale, con la finalità di migliorare le infrastrutture di base soprattutto nel Mezzogiorno.

La condizione delle donne, caratterizzata da un basso tasso di occupazione e da un forte gap salariale, e la debolezza del sistema sanitario è resa evidente nelle fasi più acute della pandemia. Qual è la risposta del PNRR su queste tematiche?

Le ultime tre missioni sono rivolte ad affrontare tematiche di ordine sociale iniziando da istruzione e ricerca – in grave sofferenza dovuta all’introduzione forzata della didattica a distanza – alla quale sono destinati 34 miliardi. Particolare attenzione viene rivolta all’aumento dell’offerta di posti negli asili nido ed alla formazione del capitale umano, soprattutto nell’ambito delle discipline STEM – in cui è particolarmente carente la componente femminile. Sono stati stanziati, infatti, 30 miliardi con la finalità di rafforzare le politiche attive per il lavoro e migliorare il sistema di protezione in caso di condizioni di fragilità sociale ed economica. Infine, 20 miliardi vanno all’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del Servizio Sanitario Nazionale.