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Economia sostenibile: la CSRD introduce nuovi obblighi UE di trasparenza per le Organizzazioni

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Le news di Ayming Institute
Novembre 14, 2022

Dopo mesi di attesa è finalmente stata resa pubblica la Direttiva Europea sulla comunicazione societaria sulla sostenibilità, conosciuta da molti come CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive).

Perché è così rilevante direte voi?

Ebbene, la sostenibilità negli ultimi anni ha assunto un ruolo chiave per le attività di business di tutte le imprese. Non di meno il contesto evolutivo in cui viviamo e le esigenze derivanti dal cambiamento climatico richiedono fatti e non parole.

Per tale ragione, la CSRD risulta avere un ruolo chiave, in quanto l’obiettivo primario della norma è di rendere ancora più responsabili le grandi imprese, andando ad ampliare i soggetti obbligati alla redazione dei report di sostenibilità, comunicando ai loro stakeholder i propri impatti sull’ambiente, sulle persone, sul pianeta e sui rischi di sostenibilità a cui sono esposte.

I nuovi standard di sostenibilità dell’Unione Europea

Le nuove norme previste dalla Direttiva CSRD, già concordate con i governi UE, renderanno le imprese più responsabili nei confronti dei cittadini, obbligandole a pubblicare regolarmente i dati relativi al loro impatto sociale e ambientale. Ciò con l’ulteriore obiettivo di ridurre il greenwashing, rafforzare l’economia sociale del mercato UE e gettare le basi per standard di trasparenza sulla sostenibilità a livello mondiale.

Bisogna sottolineare che ancora la Sostenibilità risulta per molti, soprattutto per le realtà più piccole, un aspetto astratto, a volte con troppe sfumature. Questo è dovuto anche alle carenze legislative che risultano esserci rispetto a tale materia, ed è anche in tale prospettiva che la CSRD risulta essere rilevante:  l’obiettivo delle nuove norme è anche andare a colmare tali carenze sulle dichiarazioni di informazioni non finanziarie (NFRD, Non-Financial Reporting Directive), andando ad introdurre obblighi di trasparenza più dettagliati sull’impatto delle imprese sull’ambiente, sui diritti umani e sugli standard sociali, sulla base di criteri comuni in linea con gli obiettivi climatici dell’UE.

Le imprese saranno soggette a controlli e certificazioni indipendenti per assicurare che i dati forniti siano affidabili. La dichiarazione sulla sostenibilità sarà equiparata a quella finanziaria permettendo agli investitori di disporre di dati comparabili e attendibili. Inoltre, dovrà essere garantito l’accesso digitale alle informazioni sulla sostenibilità.

Questi aspetti risultano essere cruciali: trattare le informazioni non finanziarie alla pari di quelle finanziarie consente alle Organizzazioni di aumentare il proprio engagement, di monitorare i propri KPIs e di porsi nuovi e sfidanti obiettivi che consentano la riduzione dei propri impatti.

È previsto inoltre, entro giugno 2023, l’adozione da parte della Commissione della prima serie di norme per la redazione dei bilanci di sostenibilità che agevolerà anche nella scelta degli standard da utilizzare, così che ci possa essere maggiore uniformità e coerenza nella redazione dei report.

I nuovi criteri di applicazione della Direttiva CSRD

I nuovi obblighi UE di trasparenza sulla sostenibilità si applicheranno a tutte le grandi imprese, quotate in borsa o meno, comprese le imprese estere che fatturano più di 150 milioni di euro nell’UE. Le PMI quotate in borsa saranno coperte ma avranno più tempo per adattarsi alle nuove regole.

La raccolta e la condivisione di informazioni sulla sostenibilità diventeranno dunque la norma per quasi 50.000 aziende nell’UE, rispetto alle circa 11.700 coperte dalle norme attuali.

Le regole inizieranno ad essere applicate tra il 2024 e il 2028:

– Dal 1° gennaio 2024 per le grandi imprese di interesse pubblico (con più di 500 dipendenti) già soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria, con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2025;

– Dal 1° gennaio 2025 per le grandi imprese non ancora soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di attività totali), con scadenza nel 2026;

– dal 1° gennaio 2026 per le PMI e le altre imprese quotate, con scadenza nel 2027. Le PMI possono scegliere di non partecipare fino al 2028.

Le ulteriori novità introdotte dalla CSRD riguardano:

  • Il nuovo nome della Dichiarazione di Carattere Non Finanziario (DNF), sostituita dall’Informativa di Sostenibilità;
  • Estensione dei contenuti;
  • Convergenza con gli standard internazionali;
  • Principi specifici per le PMI;
  • Coerenza con le normative sulla finanzia sostenibile;
  • Previsione sanzioni minime;
  • Formato digitale dell’Informativa di Sostenibilità.

In tale contesto come possono muoversi le PMI e le PI?

Sarebbe superfluo ri-sottolineare l’importanza per tutte le organizzazioni di avvicinarsi alla sostenibilità, partendo da una valutazione ESG (Environmental, Sociale, Governance) attraverso un assessment di sostenibilità che possa permettere alle organizzazioni di posizionarsi rispetto ai propri competitor e individuare i propri punti di forza e soprattutto di debolezza.

Dall’assessment iniziale sarà poi necessario creare un ESG Action Plan con obiettivi formalizzati, quantitativi e qualitativi, da monitorare nel tempo e iniziare a predisporre un report di sostenibilità in cui andare a raccogliere tutte le informazioni di carattere non finanziario, i progressi e i successi raggiunti.

Come consulente di sostenibilità, mi sento incaricata di divulgare la rilevanza di queste recenti azioni dell’UE e della commissione. È importante che tutte le organizzazioni, di qualsiasi dimensione, inizino quanto prima un percorso ESG in ottica di miglioramento continuo, trasparenza e responsabilità per gli impatti generati sulle persone, sull’economia e sul pianeta.

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