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Il Regime Unico dell’IVA: quali i passi più urgenti da adottare?

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Le news di Ayming Institute
Marzo 16, 2022
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Questo Regime Unico s’ha da fare.

I tempi sono maturi: non c’è indugio nella Risoluzione che il Parlamento europeo ha adottato il 16 febbraio. Una presa di coscienza sulle alterne fortune delle misure ad oggi implementate, ed al contempo una linea guida che deve ispirare -se non addirittura smuovere- gli organismi protagonisti della politica fiscale unionale.

Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2022: cosa prevede?

Il Parlamento “insiste sulla necessità di progredire verso un sistema dell’IVA definitivo, basato sul principio della tassazione nel paese di destinazione; esorta il Consiglio ad adottare il prima possibile la proposta di direttiva del 25 maggio 2018 (COM(2018)0329) (…); mette in risalto (…) i principi fondamentali del futuro sistema IVA definitivo per la tassazione transfrontaliera di beni intra-UE nel luogo di destinazione e l’imposizione e la riscossione dell’IVA nello Stato membro di destinazione da parte del fornitore”. Per questo, la Commissione è invitata a “formulare proposte legislative concrete”.

La via da seguire è tracciata in concetti fondamentali che ritornano a più riprese in tutta la Risoluzione: il contrasto alle condotte fraudolente; la cooperazione tra Stati membri; il processo di digitalizzazione; l’attenzione a PMI e famiglie a basso reddito.

Lo spirito (se non proprio la ratio) della risoluzione è uno sprone di rinnovata intensità a reagire al ristagno delle politiche fiscali, riprendendo un percorso iniziato da troppo tempo.

Contrasto alle condotte fraudolente

L’adozione di un sistema IVA armonizzato viene indicata come primo strumento di contenimento e prevenzione di condotte fraudolente, autentica “falla” del sistema IVA da cui fuoriescono miliardi di Euro e che impatta in maniera considerevole sull’economia dell’Unione, sistema in cui l’IVA è la seconda risorsa economica.

A questo danno di origine dolosa si va ad aggiungere ad una perdita oggettivamente inevitabile, ma nondimeno consistente, derivata dalla doverosa adozione di provvedimenti straordinari in risposta all’emergenza sanitaria e alla connessa crisi economica. Le esenzioni IVA e la riduzione delle aliquote, diffusamente adottate negli ordinamenti europei come misure di incentivo commerciale e di sostegno indiretto, hanno presentato i conti non solo nella realizzazione di un minor gettito fiscale, ma anche nei termini di un’inversione di tendenza in materia di riduzione del divario IVA nell’UE, che pure era sceso dal 20% nel 2009 al 10% nel 2019.

Cooperazione tra Stati membri

Torna così estremamente attuale la necessità di far fronte comune davanti ad un sistema disomogeneo e traballante. Un intento comune richiede di agire di concerto: di qui l’invito ad una sempre maggior cooperazione tra gli Stati dell’UE.

Preso atto dei numerosi progressi già raggiunti, il Parlamento “sostiene l’approfondimento del dialogo tra gli Stati membri volto a rafforzarne la cooperazione in ambito amministrativo”: una coesa pianificazione della politica fiscale, ma anche un’efficace condivisione di best practices – che, si badi, non deve sdegnarsi di volgere lo sguardo anche al di fuori dell’Unione (significativa la presa a modello del sistema neozelandese). Ambiente privilegiato è il programma Fiscalis: adottato nel 2021 e dotato di un bilancio settennale di 269 milioni di Euro, il programma “mira a combattere l’ingiustizia fiscale aiutando le autorità fiscali nazionali a cooperare meglio per contrastare la frode fiscale, l’evasione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva”.

Digitalizzazione per una semplificazione degli ambiti di applicazione

Altrettanto urgente è l’istanza di ammodernamento, che porta con sé tre tematiche sfidanti: la “transizione verde”; la semplificazione, che deve investire tutti gli ambiti, da quello normativo a quello procedurale; ed infine un’efficace e diffusa digitalizzazione, strumento principe di prevenzione da frodi fiscali e di maggiore (e migliore) accessibilità al sistema IVA: “l’obiettivo generale della digitalizzazione della fiscalità è fondamentale per garantire la trasparenza, la semplicità, la responsabilità e la rendicontazione automatizzata, che sono aspetti essenziali per un Regime IVA definitivo, semplificato e adeguato alle esigenze future”.

Va da sé che il tema della fatturazione elettronica sia un punto saliente di questo processo: ne viene quindi un sollecito agli Ordinamenti perché provvedano ad una pronta implementazione (l’operato dell’Italia, in questo caso, fa da apripista rispetto ad altri ordinamenti), ma anche un’espressa richiesta agli organi sovranazionali di introdurre una norma unionale in materia, volta al conseguimento proprio dei suddetti scopi di armonizzazione, trasparenza e semplificazione.

Questa è una delle preoccupazioni che il Parlamento si sincera di esprimere in relazione alle piccole e medie imprese. Ne viene in primo luogo la raccomandazione affinché si adottino misure atte a sostenere tali realtà nell’acquisizione di tecnologie e competenze tecniche.

Attenzione rivolta a PMI e a famiglie a basso reddito

Allo stesso tempo, si sottolinea la posizione peculiare delle PMI nello sviluppo del commercio unionale. L’assunto di partenza è che le PMI, dovendo far fronte a costi di conformità più elevati perché fissi e non legati alle dimensioni dell’impresa, trovino qui un significativo ostacolo all’ingresso nel mercato interno dell’UE. Di qui il timore che regimi IVA differenziati possano scoraggiare il commercio intraunionale: la garanzia di equità e l’incentivo al libero commercio devono trovare attuazione proprio mediante il Regime Unico dell’IVA.

Infine, ma non da ultimo, si pone una particolare attenzione alla situazione di certa popolazione. L’adozione delle aliquote ridotte di cui sopra hanno in sé il paradosso di apportare benefici alle famiglie a basso reddito, allargando al contempo la forbice IVA a livello UE. Ben vengano quindi misure che possano recare beneficio alle fasce più deboli, in tempi ordinari o in caso di eventi eccezionali (la più recente storia contemporanea ne è, purtroppo, particolarmente ricca), ma che si adottino cum grano salis, per evitare rallentamenti fisiologici che (ri)avvicinino il progetto del Regime Unico all’idea di una chimera.

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